Poche e semplici parole

Non dimenticherò mai quel giorno.

Un giorno speciale, un giorno….particolare! Ricordo ancora che fui svegliato all’alba da mia madre, la quale mi disse che dovevamo far presto e metterci in marcia. Mia madre disse anche che dovevo prepararmi una bisaccia con qualcosa da mangiare durante il viaggio e di mettermi dei vestiti decenti, o comunque puliti. Ad averceli dei vestiti decenti! Indossai quindi un vecchio vestito di mio padre, a lui intanto non serviva più. L’anno prima si era ammalato e non ce l’aveva fatta a riprendersi. E quindi eravamo rimasti soli io e mia madre, soli nel dolore e soli nella povertà. Io non potevo darle molto aiuto nei campi in quanto ero nato con una malformazione alla mano. Mia madre mi disse che quel giorno sarebbe cambiata la nostra vita, che probabilmente a fine giornata sarei tornato a casa con una mano nuova, una mano sana. Io non riuscivo proprio a capire il senso delle sue parole, capivo che erano le 4 del mattino, capivo anche che dopo la morte di mio padre lei non si era più ripresa ma dire delle assurdità del genere non riuscivo proprio a giustificarle! In ogni modo non la volli contraddire, caricai l’asino e ci incamminammo verso una pianura non molto lontano dal nostro villaggio.

Aspettavamo il miracolo

Non appena arrivammo in questa vasta pianura vedemmo tantissima gente, era venuta come noi da altri villaggi ed attendeva con speranza ed entusiasmo l’arrivo di un certo Gesù. Era gente che, forse, stava anche peggio di me e di mia madre. Anzi no, stava nettamente peggio! Però, nonostante non godessero di buona salute queste persone erano stranamente serene, erano speranzose. Non persi tempo a chiedere a mia madre perché mi avesse portato lì, in mezzo a tanta gente moribonda e malata. Lei mi rispose subito:” Siamo venuti qui per incontrare Gesù di Nazareth, lui farà guarire tutta questa gente compreso te”. Avevo sentito parlare qualche volta di questo Gesù, ma essendo un bambino di soli 10 anni sinceramente non mi ero mai interessato ai discorsi su di lui. Ma adesso avevo capito perché eravamo lì, aspettavamo il miracolo che mi avrebbe permesso di condurre una vita più normale e che mi avrebbe dato la possibilità di aiutare mia madre nel campi, e quindi sfuggire un minimo dalla miseria che ci aveva colpito dopo la scomparsa di mio padre.

Eppure, beati voi…

Verso mezzogiorno alcune persone accanto a me iniziarono ad urlare:” Eccolo, sta venendo verso di noi, sta scendendo dal monte!”. Cercai di farmi spazio per vedere anch’io, ed effettivamente vidi un gruppo di uomini che si avvicinava verso la folla. Probabilmente tra questi c’era Gesù di Nazareth, ma non avendolo mai visto prima fino a quel momento non riuscii ad individuarlo. Non appena quel gruppo di uomini fu molto vicino a noi la folla sembrava essere impazzita, tanti volevano toccarlo, volevano anche solo sfiorare la sua tunica perché così sarebbero stati guariti da ogni male. Molti urlavano parole di misericordia, altri lo acclamavano, altri ancora chiedevano direttamente il miracolo. Io invece, per paura di essere calpestato cercai di allontanarmi da tutto quel caos e ritornai da mia madre che era rimasta un po’ defilata. Non appena l’uomo vestito di bianco iniziò a parlare la folla si zittì di colpo. E guardando i suoi discepoli iniziò a dire:

“Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”.

Il miracolo invisibile

Dopo queste parole pronunciate da Gesù la folla continuava a rimanere in un silenzio surreale. Aveva meravigliato anche me e non sapevo nemmeno io cosa dire né pensare. Non riuscivo proprio a capire come avesse fatto quell’uomo, aprendo
soltanto la bocca ad aver fatto ammutolire tutte quelle persone e ad aver dato speranza e guarigione senza aver fatto in concreto un miracolo fisico. Guardai mia madre e la vidi serena, felice e con le lacrime che le solcavano il viso. Erano lacrime di gioia, si capiva! Non la vedevo così sorridente e serena da tempo, molto tempo. Anch’io mi sentivo più tranquillo o beato, come aveva detto Gesù. 

Si, mi sentivo decisamente beato di essere un povero, beato di aver avuto fame e beato per aver pianto. Mi sentivo beato perché sarei stato saziato, avrei riso e avrei avuto il Regno dei Cieli. Capii subito che quel giorno non ci sarebbe stato nessun miracolo concreto, nel senso di come lo intendiamo noi. Ma capii che il miracolo quel Gesù di Nazareth lo aveva fatto con poche e semplici parole, aveva parlato al cuore di ognuno di noi promettendoci la Salvezza.

Rispondi