La Sua semplicità illuminava l’atmosfera

La Sua semplicità illuminava l’atmosfera, era lì, di nuovo, ancora una volta, ad irradiare uno dei margini della strada… si trovava lì probabilmente perché voleva che le Sue parole potessero raggiungere gli orecchi, i cuori e le vite di tutti e di chi come me quel giorno avevano portato a casa nient’altro che la sterilità e la monotonia di un quotidiano povero di novità…

Quell’Uomo era lì e non desiderava altro che bussare ed accarezzare le vite di ognuno di noi come fa un soffio di vento con le spighe di grano che non desiderano altro che essere cullate prima della ineluttabile mietitura…

Avevo già avuto modo di ascoltarlo ed allora decisi di rimanere nuovamente, questa volta, seduto su di una roccia che affacciava sul margine della stradina nei pressi della mia dimora in cui era da poco arrivato … ed ecco che, appena iniziai ad udire le sue parole, come sempre, anche questa volta spiazzava con prodigiosa maestria le piccole convinzioni che in maniera alquanto superficiale nell’arco della giornata avevo cercato di coltivare; di nuovo in qualche modo poneva fine alla mia certezza di poter capire, gestire e comprendere i perché della giornata che erano comparsi, e così facendo nel mio animo generava un rumore che sapeva di turbamento e che si faceva sempre più assordante;

Ci trovavamo in tanti ad ascoltarlo e l’impressione che avevo era proprio quella che in tutti si fossero generate delle domande, paure, ansietà, pensieri che sibilavano qualcosa che nemmeno noi riuscivamo a comprendere probabilmente perché noi stessi non amavamo sfatare, demolire le nostre certezze con cui ci proteggevamo dalle nostre insicurezze. Tutti eravamo accumunati però dalla voglia di continuare ad ascoltarlo e ad osservare con lo sguardo, gli occhi con cui puntava i nostri per cercare di accecarci e farci cadere dal cavallo delle nostre false credenze, abitudini, convinzioni. Era lì, ancora una volta, dopo aver già parlato qualche giorno prima di quale beatitudine si colora la nostra esistenza, a mostrare con Infinita naturalezza di quale Essenziale si deve dipingere la nostra vita. Quell’Uomo attraeva il mio sguardo e la mia attenzione perché era capace di mostrare di quale bellezza si inebria un solo attimo della nostra vita e che probabilmente fino a quel giorno non l’avevo presa nemmeno in considerazione: l’Amore di un Padre che da un sapore ai frutti dell’albero della nostra vita.

Mi trovavo ancora seduto su quella roccia da cui non riuscivo a spostarmi ed il mio cuore ardeva di una nuova voglia di mettere in gioco la mia vita. Il problema che adesso si stava generando dentro me era sul come tutto ciò si potesse compiere; intanto che cercassi di trovare una risposta ed una sottile e concreta soluzione alle domande che venivano pian piano sviluppandosi, continuava a parlarci con l’estrema voglia di infiammare i nostri animi…  non aveva superbia nelle Sue parole né tantomeno la voglia di modificare le nostre convinzioni, il Suo obiettivo era bussare al nostro cuore chiedendo con sublime semplicità: Permesso? Posso entrare? Aveva praticamente paralizzato ogni cosa in ognuno di noi che stavamo lì ad ascoltarlo: la percezione del tempo, gli impegni presi poco prima, il pensiero delle occupazioni a cui saremmo stati chiamati di lì a poco … Ci aveva rapito, attratto, aveva messo sotto processo e con grande dolcezza il nostro cuore… aveva rapito le nostre vite! La chiamata che poneva infatti era una chiamata fatta di poche parole ma di mille interrogativi che intanto risuonavano nelle nostre menti… quale è la trave che acceca la mia vita, la disorienta, la distoglie dallo sguardo dall’Essenziale? quale nota compone la melodia della nostra storia?

Quali sono le ipocrisie che ingannano il sapore delle mie giornate? Come posso modificare l’asprezza di certi sapori?

Le Sue parole a questo punto avevano scosso i frutti alquanto intorpiditi di una giornata di gioie e delusioni, lacrime e soddisfazioni e che arrancando, avevo portato a casa. Avevano allo stesso modo però chiarito cosa fosse effettivamente la Verità. Avevano chiarito di quale fuoco stesse ardendo il mio cuore e come avrei dovuto incamminarmi in questo nuovo percorso di vita. da quali impronte essere guidato e quali ricalcare… Quel fuoco, quelle impronte, quel viaggio da intraprendere coincidono tutti con una stessa risposta…Gesù!

Quell’Uomo, quello Sguardo, quella Parola erano state in grado di salvare la mia vita.

Dal Vangelo di Luca (Lc 6, 39-45)

39 Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? 40 Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. 

41 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? 42 Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

43 Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. 44 Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. 45 L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

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