Un’altra possibilità che Dio ci aveva concesso

Un'altra possibilità che Dio ci aveva concesso

Era un pomeriggio torrido. Sentivo la terra, riscaldata dai raggi del sole, bruciare sotto la suola dei sandali, mentre piccole gocce di sudore mi scendevano lungo il collo, sotto il velo. Naturalmente mio fratello era in giardino, il luogo più fresco della casa. Sedeva sotto l’ombra degli alberi antichi insieme ai suoi amici, gli ospiti, circondati da resti di carne del vitello ammazzato appositamente per l’occasione, e delle focacce che io e mia madre avevamo impastato quella mattina. Ridevano sguaiatamente, per il caldo e per il vino. E perché loro possono, sono giovani uomini.

«Ah, Rachele», chiamò Simone nello scorgermi tra le ombre dei fichi, «Sparecchia l’orcio d’olio. E portaci ancora vino, per la miseria! O i nostri ospiti ci recrimineranno di averli lasciati con la gola secca.»

Feci come diceva, ma al posto che rientrare in casa rimasi ferma a pochi passi da loro, stringendo forte il vaso. Giacobbe mi fissava.

Quel tale che chiamano “Rabbi”

«Penso che tua sorella abbia qualcosa da dire, Simone.» La sua voce era pacata e gentile, molto più dell’occhiata infastidita che mi rivolse il suo amico, facendomi cenno di parlare in fretta.

«Mi chiedevo, fratello», cominciai, cercando il mio tono più dolce, «Se sapessi che da pochi giorni, a Gerusalemme, è arrivato il famoso nazareno di cui tutti parlano.»

«Ah! Quel tale che chiamano “Rabbi”», mi interruppe, sputando tali parole da una bocca piena di scherno.

«Dicono che sia un uomo straordinario, capace di operare miracoli. È molto amato dalla folla. Mi piacerebbe sentire cosa ha da dire.»

Tutti mi guardarono a bocca aperta e per un momento ci fu silenzio. Poi Simone scoppiò a ridere.

«Sentite che idee ha mia sorella, amici! Perdonatela, è ancora una bambina e muove le labbra senza pensare. Adesso rientra in casa, sciocchina. Nessun uomo rispettoso del tempio accetterebbe di farsi imbeccare da un galileo rivoltoso.»

Eppure, mentre mi allontanavo, sentii che il buon umore era tornato tra di loro, e che alcuni avevano cominciato a provocarlo. In particolare, Giacobbe.

Hai paura che ne sappia più di te?

«Perché invece non vai a dialogare con lui, Simone? Hai forse paura che ne sappia più di te? Ho sentito che ha osato zittire più di un dottore della legge.»

Gli davo le spalle, ma immaginavo il volto di mio fratello, arrossato per l’indignazione. Quando rientrò in casa, venne a cercarmi. Mi afferrò per un braccio e mi scosse con forza.

«Domani mattina andremo dal tuo predicatore, e mi osserverai attentamente mentre gli faccio ringoiare le sue stesse parole, fino all’ultima menzogna. Tu te ne starai lì buona e muta insieme agli altri, non voglio che ti metta nei guai con persone poco raccomandabili. E, soprattutto, non oserai mai più imbarazzarmi con un comportamento simile a quello di oggi. Hai capito?»

Annuii col capo, tenendo lo sguardo basso. Quando lasciò la presa per andare a chiedere la benedizione di nostro padre, avevo il segno rosso delle sue dita sulla pelle e il sorriso sulle labbra. La mattina seguente lasciammo la vigna in un piccolo gruppo per dirigerci verso la Città Santa.

Silenzio perfetto

Ero sicura che tra tutta quella gente non sarei mai riuscita a vederlo. Mi alzavo di tanto in tanto sulla punta dei piedi, curiosa, cambiavo continuamente posizione per cercare una visuale migliore, ma invano. Eppure, seppi esattamente l’istante in cui arrivò, perché sulla folla scese un silenzio, perfetto come non lo avevo mai udito. Subito, prima ancora che potesse cominciare, sentii mio fratello che lo chiamava per nome, a gran voce.

«Gesù il Nazareno! Visto che vai predicando di essere un uomo sapiente, dicci cosa pensi di quei tuoi fratelli Galilei, il cui sangue Pilato ha fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Cosa hai da dire a loro discolpa? Oppure disprezzerai i nati dalla tua stessa terra?»

Tra la gente si diffuse un mormorio sempre più forte, le persone intorno e davanti a noi si fecero da parte, scrutandoci alcuni con sospetto, altri con ammirazione. Alla fine lo vidi.

La prima cosa che pensai fu: è solo un uomo. Infatti era in tutto diverso da come mi ero immaginata dovessero essere i profeti; ma allo stesso tempo nei tratti del suo viso scorsi qualcosa che si impresse a fuoco nella mia mente. Era un volto indelebile, il suo, pur essendo così semplice e simile a tanti altri che avevo già incontrato. Aveva in sé qualcosa di profondamente nuovo. Inaspettatamente, invece che voltarsi verso chi aveva parlato, i suoi occhi cercarono me. Cercarono me, come se sapessero già dove trovarmi.

D’istinto afferrai il velo per nascondere il viso da ciò che mi sarei aspettata di trovare nel suo sguardo, il disprezzo, per me e per quella compagnia di giovani uomini, insolenti e boriosi, che stava radunata intorno a mio fratello.

Se non vi convertite

Nel momento in cui gli occhi di Gesù incontrarono i miei, tuttavia, lui fece qualcosa che non mi sarei mai aspettata: sorrise. Mi bloccai a metà del gesto, tra le dita un lembo di tessuto chiaro portato appena all’altezza del mento, senza sapere come reagire.

Restammo così ancora per un attimo, in cui pensai perfino che si fosse dimenticato, o forse volesse ignorare, o ancora non degnasse di una risposta la provocazione. Sbagliavo; prese la parola senza bisogno di alzare la voce, nonostante la folla, e solo allora capii perché molti lo chiamavano Maestro.

«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.»

Sentii un brivido lungo la schiena. Il senso delle sue parole era duro, lo capivo; nonostante ciò, messe sulle sue labbra, queste arrivavano alle mie orecchie severe e dolci insieme, senza che ci fosse contraddizione. Gesù lasciò scorrere il suo sguardo sui presenti, uno ad uno, prima di proseguire.

«O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.»

Conosceva le nostre anime

Un mormorio di sgomento si diffuse tutt’intorno. D’improvviso, vidi anche il volto di mio fratello cambiare, farsi bianco come la manna, livido di dolore e di paura al ricordo di quella tragedia che aveva rischiato di toccarci tanto da vicino. Nostro padre si trovava nei pressi della torre, quel giorno disgraziato, appena a sud di Gerusalemme. Per poco non era stato travolto lui stesso dal crollo, come spesso ci aveva raccontato. Eppure non potevamo sapere di questa vicenda che noi due soli.

Nostro padre non era dunque stato salvato perché uomo retto, come Noè dal diluvio? Avevo dato sempre per scontato che un alone di grazia intoccabile circondasse i giusti separandoli dai malvagi, procurando ai primi benessere e prosperità, una discendenza numerosa e terra da coltivare. Come era accaduto alla mia famiglia.

Gesù di Nazareth, che, a quanto pareva, aveva il potere di conoscere le nostre anime, non sembrava della stessa idea. Mi ricordai di come, appena arrivata lì a Gerusalemme, avevo udito qualcuno del popolo chiamarlo addirittura “Messia”, l’unto del Signore, come era stato consacrato Davide da Samuele. Era dunque un re, costui? Un profeta?

Ora, ascolta

Un pensiero di orrende blasfemia mi sfiorò la mente. Era, dopotutto, davvero soltanto un uomo? Ora mio fratello tremava come un bambino spaventato, come in preda alla febbre. Lo sguardo del Maestro si posò benevolo su di lui.

«Simone, figlio di Zaccaria», lo chiamò per nome, «Dove lavora tuo padre?»

«È il padrone della nostra vigna», rispose mio fratello, con la gola secca.

«E nella vostra vigna, tuo padre cosa fa con gli alberi che non portano frutto?»

«Ordina ai vignaioli che li taglino.»

«Ora ascolta.

Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai.»

Quello stesso giorno, il nostro viaggio di ritorno si svolse in silenzio, ciascuno immerso nei propri pensieri. Quando arrivammo, al tramonto, mi allontanai tra le ombre della sera e passeggiai a lungo tra le viti e gli alberi carichi di frutti.

L’inizio di un nuovo giorno

I miei pensieri erano gonfi, nuvole cariche di pioggia. Ero preoccupata per la mia vita, per la vita di mio fratello; per la sua insolenza e per la nostra ingenuità. Temevo per il tempo che avevamo già trascorso, bevendo da quella nostra terra con radici ben piantate, ma senza portare alcun raccolto. Soprattutto, però, tenevo gli occhi bassi per non dover guardare in faccia un futuro che, inevitabilmente, avrei dovuto rimettere in gioco, davanti a quell’incontro e a quel volto che era entrato nella mia vita per cambiarla per sempre.

Da lontano vidi una sagoma, in ginocchio sulla nuda terra, con il viso tra le mani. Forse pregava, forse piangeva. Mi avvicinai e gli sfiorai delicatamente la spalla. Quel giorno era stato piantato un seme nel nostro cuore, mio e di mio fratello, così come in quello di tutte le persone che avevano incontrato Gesù il Nazareno. Avremmo avuto il coraggio di innaffiarlo e di concimare il terreno intorno?

Per la prima volta, il sole calante portava con sé l’inizio di un nuovo giorno: un’altra possibilità che Dio ci aveva concesso.

Dal Vangelo di Luca (Lc 13, 1-9)

1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai».

Rispondi