Un amore incommensurabile

Basta, basta, sono stufo di questa vita così monotona e noiosa, ho 20 anni, non posso passare giornate tutte uguali a lavorare nei campi e negli allevamenti di mio padre! Ho voglia di conoscere il mondo che c’è là fuori, di provare i piaceri della vita che a quest’età ho il diritto di assaporare, ho voglia di divertirmi, di cambiare vita, di trasgredire!

No, non voglio fare la sua fine…

Guarda mio fratello… che fallito! È più succube del più umile dei servi di mio padre, si prende carico di qualsiasi compito e passa le sue giornate tutte nello stesso modo: si sveglia all’alba, va a lavorare, cena in silenzio mangiando, senza nemmeno gustarlo, il suo piatto di minestra… considera nostro padre un datore di lavoro più che un papà e la sua vita non è altro che un obbedire ed essere irreprensibile nel suo lavoro… sono anni che non lo vedo sorridere!

No, non voglio fare la sua fine…si tenga pure la metà dell’eredità di nostro padre, io mi farò bastare la mia metà per cominciare una nuova vita. Ho deciso: devo prendere il coraggio a due mani e andare a chiedere a mio padre la quota che mi spetta…

Non male questo gruzzoletto! Quel sempliciotto di mio padre deve aver condotto una esistenza triste al pari di quella di mio fratello e così ha accumulato ricchezze, essendosi però perso tutte le gioie della vita… Ma io no, io che ho capito questo inganno domani me ne andrò lontano, là dove dicono esserci ogni sorta di divertimento, che probabilmente ora nemmeno posso immaginare, avendo sempre vissuto qui…

E’ incredibile come tutti ora mi siano amici

Tre giorni di viaggio, non certo a piedi… con la moneta che ho in tasca ho potuto pagare chi mi conducesse qui comodamente seduto su un carro, servito e riverito come un principe.
E’ incredibile come tutti ora mi siano amici, mentre a casa erano riverenti, ma solo perché ero figlio del padrone. Adesso invece ricevo grandi sorrisi e segni di approvazione, e tutti sono entusiasti di banchettare con me! Mi hanno portato nelle migliori locande, mi hanno consigliato i vini più prelibati, ne abbiamo comprati e assieme consumati fino a non ricordarci più nemmeno i nostri nomi! Ma quanto ridere abbiamo fatto, quanto chiacchierare e quanto ancora fantasticare con una malizia che nemmeno sapevo di avere…Che grande giornata ho vissuto! Non ho perso nemmeno una delle 24 ore che la compongono! E quanti nuovi amici, tutti mi adorano, tutti mi ascoltano, tutti mi cercano e sono sempre al centro di ogni conversazione…

Ho bisogno di qualcosa di più

Giorni bellissimi, che ricordo solo a tratti: il sonno nelle ore di luce e la vita di notte, l’esatto opposto dell’esistenza grigia che avevo, della squallida vita che ancora conduce mio fratello; mi verso altro vino, devo brindare a questa libertà!!

Però stanno cominciando a diventare ripetitive queste nottate… ho bisogno di qualcosa di più. Adesso ne parlo con i miei  amici che certamente avranno qualche buona idea. E infatti! In un battibaleno eccoli che tornano  portando con sé quattro ragazze, bellissime e, neanche a dirlo, anch’esse incredibilmente interessate a me! Al termine di una notte passata lasciandosi andare alla lussuria, mi chiedono un compenso per la loro dolcezza e le loro gentilezze, e volentieri do loro quanto meritano..

Ho fame

Passano i giorni e, nonostante i piaceri che continuo a concedermi, comincio a sentirmi vuoto…e sicuramente comincia ad esserlo anche il mio portafoglio.
Mi vedo obbligato a ridurre le spese per i miei divertimenti e pian piano iniziano ad abbandonarmi prima le donne, che sembrano improvvisamente avere perso tutto il loro interesse, poi anche gli amici si dileguano, mi evitano…

Ho fame, ma nella tasca della mia casacca non ho più nulla, e pensare che poco più di un mese fa ero partito da casa con un’ingente somma di denaro. Cerco qualcuno dei tanti amici che avevo fino a qualche giorno fa che mi ospiti a casa sua,  mi dia da mangiare, da scaldarmi, e un letto dove appoggiare il capo…
Ma tutti mi chiudono la porta in faccia, come se non mi avessero mai conosciuto. Mi sembra impossibile, con tutto quello che ho  fatto per loro e i bei momenti passati insieme… quando ero il principe delle nottate e tutti ridevano alle mie battute. Ora nessuno  mi degna nemmeno di uno sguardo.

Sono sconfortato, metto da parte l’orgoglio e mi reco da quello tra i miei amici che era il più morigerato,  pur se spesso presente alle feste. Lui alleva animali, se non ricordo male, e forse avrà un posto per me…
Anche se senza grande entusiasmo, promette di darmi un giaciglio di paglia su cui poggiare la testa, chiedendomi in cambio di accudire i suoi maiali… Non è esattamente l’accoglienza che mi sarei aspettato ma, viste le precedenti risposte, è meglio che mi accontenti…

Mi abbevero all’acqua dei maiali e rubo qualche carruba dal loro truogolo, ma ben presto mi inimico anche loro, che non vedono di buon occhio che io mi cibi del loro mangime… sono in minoranza, se si rivoltano contro di me non farò una bella fine.

Una possibilità ci sarebbe: mio padre

E così comincio a sentire di nuovo i morsi della fame, mi rigiro sul giaciglio di paglia senza trovare pace… non è facile dormire con la pancia vuota, e io non sono certo abituato! Non vedo però  via di uscita alla condizione in cui mi ritrovo. Senza più un soldo in tasca, come potrò trovare il modo di sopravvivere? Qui, lontano da casa, nessuno mi conosce…o meglio quelli che mi conoscono e mi erano amici ora fingono di non avermi mai visto. Su cosa era fondata quella apparente amicizia? Sul nulla, è evidente… eppure io mi ero illuso della mia grandezza!

Nelle veglie notturne mi arrovello pensando a come uscire da questo tunnel… Una possibilità ci sarebbe: mio padre.  Ma non è facile tornare sui propri passi… mettere da parte l’orgoglio e ammettere di avere sbagliato. Tutti al paese ormai sapranno come ho speso i miei soldi…i pettegolezzi percorrono mille miglia in un attimo! No, non posso tornare da lui…che vergogna e che umiliazione sarebbe! Provo a chiudere gli occhi e dormire fino a domani…

Non ho valigie da fare, non possedendo nulla…

Non vedo davvero altra via d’uscita, se non mio padre. Non gli chiederò di riprendermi in casa come prima, di trattarmi come suo figlio… mi accontenterò di essere trattato come un suo servo, che gode comunque di rispetto, che possiede una casa, per quanto umile sia, che ha un salario che gli garantisce due pasti caldi al giorno e che gli permette di sostentare la moglie e i figli… Sì, farò così, viste le mie condizioni, i miei abiti strappati, il mio stomaco vuoto, la mia schiena distrutta, la condizione dei servi di mio padre è quanto di più desiderabile io possa immaginare in questo momento! Ammetterò di aver peccato, verso il Cielo e davanti a lui, di non essere più degno di essere chiamato suo figlio, ma gli chiederò di essere trattato come uno dei suoi salariati… conosco il suo grande cuore, e confido nella sua bontà!

Non ho valigie da fare, non possedendo nulla… un po’ di acqua  nella borraccia e mi incammino, non ho nemmeno nessuno da salutare perché nessuno si accorgerà della mia partenza..
Inizio a camminare… sono infiniti questi chilometri, mendico un po’ di acqua e cibo nei villaggi che incontro, ricevo giusto quel che basta per poter andare avanti. C’erano voluti solo tre giorni nel comodo viaggio di andata, non avevo versato nemmeno una lacrima di sudore. Ora sono undici giorni che cammino; sono sporco, con il sudore che mi appiccica  alla pelle i quattro stracci che ho addosso. Chissà cosa dirà mio padre, cosa penseranno tutti quando mi vedranno così…

Comincio a scorgere i suoi lineamenti

Finalmente  intravedo le terre di mio padre, ci sono i suoi contadini al lavoro, qualcuno mi riconosce da lontano e lo vedo correre verso il palazzo… Dopo poco mi sembra di scorgere la sagoma di mio padre, l’abito celeste lo indossa solo lui, mi corre incontro e comincio a temere che il mio tradimento sia più grande della sua possibilità di perdonarmi… Mi caccerà anche lui, come hanno fatto coloro che consideravo amici. Ne avrebbe ragione!

Si avvicina sempre più e comincio a scorgere i suoi lineamenti, ma forse ho un calo di zuccheri e non vedo bene, perché quello sul suo viso mi sembra un sorriso a trentadue denti, non uno sguardo severo a denti serrati…le sue mani sono aperte e le braccia spalancate, non strette a pugno e lungo i fianchi….

Ora è a distanza di pochi metri, con mio immenso stupore, noncurante dell’odore che emano e dello sporco che ho addosso, mi getta le braccia attorno al collo, mi bacia le guance, mi guarda negli occhi e vedo i suoi brillare di felicità, come forse non li avevo nemmeno mai visti prima… Il mio cuore si scioglie, incapace di comprendere e di accogliere questo amore senza misura… non mi sento degno di questa accoglienza amorosa, eppure mi scalda così tanto l’anima, mi fa sentire accettato, compatito e accolto anche nella mia condizione di peccato e di errore.

È qui la mia vera casa

Su ordine di mio padre, nel giro di poco tempo, mi ritrovo lavato, profumato e abbigliato con il vestito più bello, ho un anello al dito che indica la mia figliolanza, ho i sandali ai piedi e sento il profumo del cibo buono, quello che si prepara nei giorni di festa…Non è comprensibile questa accoglienza, mi parla di un amore incommensurabile, di una misericordia che fa quasi paura tanto  è grande… Mi sento piccolo e indegno, ma il calore dell’abbraccio di mio padre mi fa sentire riabilitato…

È qui la mia vera casa, è questa la vera libertà che io desidero e la vita che voglio condurre, ristabilendo i rapporti con mio papà e mio fratello, che ora comprendo essere tutt’altro che falliti, ma uomini veri e responsabili, realizzati nel lavoro che svolgono e nell’impegno che ci mettono.

A proposito di mio fratello, non l’ho ancora visto da quando sono tornato… Sarà ancora nei campi a lavorare, lo aspetterò qui… Terrò per lui da parte il pezzo migliore del vitello che hanno preparato per festeggiare,  mangeremo insieme e rideremo come quando eravamo piccoli…non vedo l’ora di riabbracciarlo e di chiedergli scusa, di dirgli che è tutt’altro che un fallito, di riconciliarmi con lui.

Mi sorge un dubbio: sarà anche lui disposto a perdonarmi come ha fatto nostro padre?

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32)

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». 3 Allora egli disse loro questa parabola:11 «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 
21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

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