Betlemme al tempo della nascita di Gesù: Maria e Giuseppe

Giuseppe

Quando un bambino arriva nella tua vita, la sconvolge. Non pensate male, per me è stata una gioia grande, ma è innegabile che tutto cambi. Per me, quel tutto era cambiato già dal principio.

Quando lei era venuta da me per dirmi che aspettava un bambino, i sentimenti che si erano fatti strada nel mio cuore erano contrastanti. Rimasi sconvolto dalle parole di quella giovane che dovevo prendere in sposa. Non vi nascondo che avevo dei dubbi. Molti dubbi. Non sapevo se credere alle sue parole. Entrambi sapevamo bene che cosa sarebbe successo se la gente avesse saputo che lei aspettava un bambino.

Dentro di me, mi chiedevo: “È mai possibile che stia facendo tutto questo per salvarsi la vita? Una donna arriverebbe davvero a mettere in mezzo il Dio della vita per non perdere la sua?”

Pensieri terribili, mi rendo conto. Ma pensieri che c’erano.

Non riuscivo ad ascoltare ulteriormente le sue parole, non riuscivo a pensare. Eppure, c’era qualcosa in lei. Una luce in quegli occhi scuri che mescolavano speranza e timore.

La cosa che mi sconvolse fu proprio quel timore: non era paura di quello che sarebbe potuto accadere se l’avessero scoperta, ma la trepidazione di chi sa di accogliere una nuova vita. Quella luce però non mi bastava e decisi di rinunciare alle nozze, senza tuttavia metterla in pericolo.

La stessa notte però vidi in sogno la luce che era negli occhi di Maria in quelli di un angelo. Il Dio di cui avevo dubitato, non credendo a lei, si era fatto presente davanti ai miei stessi occhi.

Erano passati quasi nove mesi da quel momento, quando dovemmo partire. La strada per Betlemme era lunga e ci sarebbero voluti diversi giorni di cammino prima di arrivarci. Dovevamo tornare nella mia cittadina per il censimento voluto dai romani. Lei era prossima al parto e non senza preoccupazioni ci incamminammo.

Incontravamo spesso gli sguardi di chi viveva nei villaggi che attraversavamo. Non era inusuale vedere persone in cammino verso il sud della regione eppure…

Eppure, negli occhi di molti non c’era che diffidenza. Non sapevo il perché, ma incrociando lo sguardo altrui, pareva che non ci volessero lì, che noi fossimo di troppo. Speravo che lei non avesse notato il modo in cui ci osservavano.

Provai a immaginare che cosa stessero pensando. Forse che fossimo un uomo e una donna fuggiti per via dello scandalo di quella gravidanza? Ma io e lei eravamo sposati. Non sarebbe stato più semplice chiedersi se fossimo in cerca di qualcosa, se avessimo necessità di un aiuto?

Arrivammo a Betlemme mentre la luce del giorno stava calando. Lei mi guardò con gli occhi pieni di preoccupazione. Capii immediatamente che cosa stesse per succedere e iniziai a bussare a ogni albergo, ogni locanda, a ogni porta. Alcuni neanche ci risposero. Altri urlarono da dietro alla porta che non avrebbero aperto. Neanche quando dissi che mia moglie stava per partorire si interessarono a noi, anzi. Con voce più forte ci intimarono di andare via, di non disturbare la loro serata, la loro vita tranquilla e agiata. Per noi non c’era posto.

Afferrai la corda dell’asino sul quale Maria era seduta e iniziai a strattonarlo perché mi seguisse. Arrivammo fino al limitare della città, dove solo alcune grotte si snodavano nella pietra e dove le luci delle lanterne nelle case parevano quasi spegnersi. Feci scendere Maria dalla cavalcatura e l’aiutai a entrare per ripararsi. Si aggrappò alla parete aspra e urlò, mentre io non sapevo come provvedere alla mia famiglia nella notte più importante della nostra vita.

Rispondi