Che cosa siete andati a vedere?

Che cosa siete andati a vedere?

Voi, che cercate la felicità, che cercate il vostro posto, la soddisfazione, le risposte, le relazioni, le emozioni, voi stessi… che cosa siete andati a vedere?

Cosa state cercando in discoteca, nei viaggi, nella solitudine, nell’arte, negli eventi straordinari, negli apprezzamenti, nelle dipendenze, in uno sguardo, davanti a un Crocifisso?

Delle risposte? A quali domande? E se fossero le risposte esse stesse le domande?

Ci provo, vi giuro che ci provo ogni giorno a interrompere questo ciclo che sembra non finire mai. Sento di avere bisogno di qualcosa; cerco; chiedo; e sì, ottengo una risposta, la tanto attesa risposta che finalmente placherà questo mio senso di instabilità e insicurezza. La prendo, la osservo in tutti i suoi dettagli, e ne sono già gelosa. Ho trovato la mia risposta, la soluzione al problema, l’ultima casella del puzzle, la pietra d’angolo.

Ho finito. E ora? Ecco, ho già davanti un’altra domanda. Non ho fatto in tempo a liberarmene di una che già me ne trovo un’altra aggrappata al mio essere. È come se intrinsecamente noi esseri umani non fossimo fatti per le risposte: ci risultano troppo brevi, sfuggevoli, effimere. Siamo esseri in divenire anche se pensiamo di essere fermi, e i punti di arresto nella nostra vita ci destabilizzano paradossalmente di più di quando ci sbilanciamo in avanti per camminare.

La verità è che passiamo tutta la nostra vita a cercare delle risposte e delle soluzioni, mentre già bramiamo la dinamicità di ciò che verrà dopo. Non siamo fatti per i punti, ma per le virgole: per gli incisi, per gli esempi, per gli approfondimenti, per il gusto dei particolari. Ma i punti no, non li sappiamo gestire. Arrestarsi vuol dire smarrirsi nello spazio e nel tempo perché perdi i riferimenti del tuo andare.

Forse arrestarsi significa anche morire.

 

Avete mai pensato a come sarebbe la vostra vita senza domande? Ci sarebbe vita? Ci saresti tu?

Non siamo fatti per le risposte, ma siamo fatti di domande. Nulla ci riempie come le domande, nemmeno le risposte. Le domande ci nutrono, ci spingono a cercare, a conoscere, ad avventurarci dove mai saremmo andati, a prendere decisioni importanti. E questo in fondo ci piace, perché la risposta è sì tanto aspirata, ma forse anche noiosa.

La risposta è nella domanda. La domanda è nella risposta.

 

Cosa siete andati a vedere nel Vangelo?

Scorro con gli occhi quel contrasto di inchiostro su cellulosa, e mi accorgo che punti interrogativi costellano tutte le pagine di questo libro. I protagonisti sono uomini fatti di domande anche loro.

Giovanni è il profeta; anzi, più che un profeta: un messaggero tra Dio e l’uomo che preparerà la strada per un nuovo Regno che dovrà arrivare. È strano pensare che neanche il più grande dei profeti ha mai ottenuto la Risposta da Dio: ha addirittura chiesto se fosse Gesù “colui che deve venire” o se dovevano aspettare un altro: non perché non credesse alle parole e opere di Gesù, ma perché non si aspettava di vedere un tipo di Messia così diverso da come se lo era immaginato. Del resto un pro-feta parla prima che le cose accadano, prima della loro manifestazione. Prima del punto che non metteranno mai.

Gesù, vero uomo e vero Dio, si presenta come la Via, la Verità e la Vita, eppure parla facendo domande. Non mette i punti neanche Lui. Forse perché vuole preservare la nostra libertà, o perché vuole che siamo noi i protagonisti della nostra vita lasciandoci la possibilità di assaporare la domanda e metterci in cammino, se lo vogliamo. Ponendoci domande, la nostra essenza, Gesù ci mette paradossalmente a nostro agio più di quanto farebbe con un’affermazione. Una sentenza infatti si frappone e potrebbe interrompere; la domanda attraversa, vibra e coinvolge il nostro essere incoraggiandolo a non arrestare il suo intrinseco dinamismo.

Guardate con i vostri occhi. Ricercate con il vostro cuore. Pensate con la vostra mente. E conoscete voi stessi, perché li troverete la vostra domanda. La vostra risposta.

 

Che cosa siete andati a vedere nel deserto?

Che cosa siete andati a vedere?

Che cosa siete?

Che cosa?

 


 Dal Vangelo secondo Matteo                                                                                                           Mt 11, 2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

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