Dio con noi

 Cala il sole sulle case di Nazaret e la luce sempre più fioca della sera conduce il villaggio nel sonno placido di ogni notte. Non per tutti però. Oggi due anime vegliano ancora.

Me lo aspettavo. So che è impossibile per loro dormire sereni dopo un giorno denso di emozioni come quello. E a dirla tutta, sono un po’ emozionato anch’io, perché un evento straordinario si sta compiendo e nelle mani di queste piccole creature c’è più di quanto esse possano immaginare.

L’uomo e la donna ancora svegli sono distanti nello spazio, separati dai muri e dalle strette vie del paesino, ma i loro pensieri sono tutti l’uno per l’altra.

Mi avvicino un po’ di più, pur non essendomi mai allontanato. Lei so già come la troverò. E infatti eccola: affacciata alla finestra della sua stanza, guarda lontano, non quel poco che si vede nel buio, ma qualcosa che lei sola scorge. Lo fa sempre più spesso ultimamente. Noto ancora una volta, con affetto, la trasformazione che sta avvenendo in lei: in pochi mesi quella ragazzina pura, un po’ ingenua e inquieta è diventata una giovane donna. È cresciuta in grazia e sapienza, e da buon padre ne sono immensamente felice. Sarà una buona madre.

Ora i suoi occhi pensosi si scaldano di dolcezza. Con un gesto ormai familiare, poggia la mano sul grembo, che riempie in modo inconfondibile la veste leggera. Un sorriso balena sul suo viso: “Che tempismo”, sta pensando.

La osservo con un pizzico di divertimento. Tutti penseranno che non avrei potuto essere più inopportuno di così: lei è promessa a un uomo, e proprio quando stavano per sposarsi ho deciso di far sbocciare una nuova vita. Anzi, veramente è più corretto dire che l’ho chiesto ed ero pronto anche ad accettare un “No, grazie”. Imporre a tutti i costi la nascita del bambino non avrebbe funzionato. Come avrebbe potuto quel piccolo portare salvezza e amore senza riceverne lui stesso almeno un pochino?

 

Così mi sono preparato il terreno e in realtà il tempismo non poteva essere più perfetto. Se avessi aspettato ancora un po’, dopo il matrimonio, il bambino sarebbe stato il figlio atteso nella famiglia e nessuno si sarebbe accorto di nulla. Se invece avessi agito troppo presto non avrei lasciato il tempo ai futuri sposi di far fiorire l’amore che ora li lega.

Tutto adesso è pronto e avviato, ma so che è un momento delicato: gli uomini non sono mai contenti quando scombino totalmente i loro piani. Per Maria non mi preoccupo più di tanto, perché lei mi ha già detto di sì. Pur essendo turbata e un po’ nervosa al ritorno del suo sposo, ora non ha più paura. Che cosa infatti dovrebbe temere? Io vivo già in lei. So di avere la sua completa fiducia e di poterla condurre in ogni mia prossima mossa.

 

Mi dedicherò all’uomo dunque, che nella sua casa, già immersa nelle tenebre, siede in tutt’altro atteggiamento. Curvo, i gomiti sulle ginocchia, la testa fra le mani, assolutamente immobile: è l’immagine di un uomo prostrato dal dolore. Rimane a lungo così. Poi, quasi impercettibili, ecco un muscolo contrarsi sulla fronte e le nocche delle mani impallidire, tradendo un barlume di vita. Ma io avverto molto di più: in quel corpo immoto si agitano pensieri burrascosi che ne scuotono l’animo fino a dilaniarlo. Soffro anch’io insieme con lui. Non vorrei mai che si creasse tanto dolore, perciò sono qui a mostrare la via d’uscita, la verità. Se solo si accorgesse della mia presenza e mi lasciasse entrare. Ma è troppo concentrato nei suoi pensieri.

Ora ha davanti agli occhi quella bambina seria e allegra allo stesso tempo, che un tempo veniva da lui per giocare o per guardarlo lavorare. Poi, crescendo entrambi, lei si era fatta più riservata, ma con lui scioglieva ogni timidezza in una fiducia istintiva, e lui con lei scopriva in sé una tenerezza e una profondità nuove. A poco a poco non avrebbe più potuto immaginare di vivere e formare una famiglia con un’altra se non con lei.

Quella mattina, dopo una lunga lontananza, l’ha vista corrergli incontro. Ha notato l’eccitazione insolita del suo volto, gli occhi lucidi e splendenti, prima di notare il resto.

Ho sentito anch’io quel brivido di ghiaccio che lo ha attraversato come una scarica. Il dolore è penetrante come un chiodo, ma ancora più grande è lo stupore. “Non è possibile”. Le prove sembrano evidenti, ma non riesce a crederci.

Ecco lo spiraglio che cercavo, che mi aspettavo da lui. Conosce troppo bene Maria e il pensiero di un tradimento non è concepibile. Vorrebbe credere al suo racconto, ma per una mente umana è quasi altrettanto inconcepibile. In più Giuseppe conosce bene cosa dice la Legge e non l’ha mai trasgredita: dovrebbe accusare la sua sposa pubblicamente, ma l’idea lo ripugna. L’alternativa è ripudiarla in segreto, ma sente qualcosa di profondamente sbagliato anche in questo.

Si dibatte in questo tormento. Non può trovare una soluzione da solo, lo vedo. La Legge è preziosa, ma nulla di scritto può racchiudere tutto ciò che io sono e tutti i miei modi di agire. Per questo le parole non bastano più ed è venuto il momento di andare tra loro di persona, a modo mio come sempre.

Finalmente Giuseppe solleva la testa e, passandosi stancamente una mano sul viso, va a coricarsi. Ha abbassato le difese. È il momento migliore per tendergli una mano: ho deciso di rivelargli molto perché molto gli richiederà il suo destino. “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Che parole assurde per un orecchio umano. Ma tu, Giuseppe, non temere. Non puoi capire tutto ancora, ma ti chiedo se vuoi fidarti come si è fidata la tua sposa. Accogli Maria e accogli me. Tu mi darai il nome Gesù, il Salvatore. Tu conosci la Legge e sai che una vergine concepirà e darà alla luce un figlio. Vi è scritto che si chiamerà Emmanuele, che significa “Dio con noi”.

Quella Legge si sta compiendo oggi. E tu sai che ciò che ti dico è vero.

 

Dio con noi.

Io sono qui.

 

Vuoi prenderti cura di me?


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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