Inaspettata bellezza

 


C’era una volta una fogliolina. Nonostante fosse minuscola era sempre allegra, perché andava fiera del suo lavoro. Era anche grazie a lei che un albero poteva trarre energia e nutrimento. Era grazie a lei che era cresciuto, si era fortificato e ora era così alto da sfiorare il cielo, bello e maestoso. Un giorno, però, accadde qualcosa di inaspettato. Era giorni che la temperatura stava scendendo, le giornate diventavano più brevi. La fogliolina un giorno si accorse di avere una piccola macchia rossa. Suvvia, si disse, sarà un insetto, uno dei tanti insetti che amano posarsi su di me o sulla corteccia del mio possente albero. Ma, ahimé, la macchia non dava segni di vita. Rimaneva lì, immobile.

Il giorno dopo era ancora lì, quella maledetta macchia. Ed era più ampia del giorno prima. La situazione diventava grave. E se fosse stata malata? Poco alla volta, giorno dopo giorno,  quella maledetta macchia si espanse su tutta la superficie della foglia. Povera fogliolina! Stava impazzendo. Nella crisi più nera… anzi più rossa! Come farò adesso ad essere utile al mio albero? Ora che non ho più clorofilla, come potrò svolgere il mio ruolo? Una vita di impegno e di gioie. Una vita bellissima, che non poteva che durare per sempre. E nell’arco di una manciata di giorni ti senti nuda, spogliata di tutto ciò che con pazienza hai guadagnato e costruito. Il clima, per di più, andava peggiorando: la pioggia era sempre più frequente e la temperatura sempre più bassa. E un giorno arrivò il colpo di grazia. Una folata di vento si portò via la fogliolina, staccandola da quell’albero a cui era sempre stata saldamente unita. Quell’albero forte e possente a cui aveva votato la propria vita. Quella era la fine. Ora sarebbe stata presa dal mondo. Di quel mondo mutevole e stupido, che correva dietro un sacco di cose inutili, ma che si dimostrava sempre incapace di costruire, di custodire e di avere pazienza. Le doti del suo albero. E in men che non si dica, dopo un paio di capriole in aria da aviatore professionista, da far venire il voltastomaco, la povera fogliolina cadde a terra. Era umido. E così freddo! Da questo mondo non si poteva aspettare nulla di buono. Era destinata a venire calpestata da qualche umano o dal suo cane. Quest’ultimo avrebbe potuto addirittura lasciargli in regalo i suoi escrementi…. No, non doveva pensarci… Che umiliazione!

Ma perché proprio a lei? Non era giusto! Non era giusto che le fossero successe tutte queste cose! Lei che era sempre stata una fogliolina modello! Nel suo cuore si alternavano rabbia e disperazione. Passarono i giorni. Vedeva il cielo su di sé e percepiva la vibrazione del terreno mentre le correvano a fianco i bambini o i cani di qualche umano. Ma nessuno la calpestò.

Dopo tutti questi giorni di attesa vide sopra di sé il volto di un bambino.
Aveva una strana espressione. Era stupito. E la stava guardando. La prese in mano con grande delicatezza e se la portò in un condominio. Salì le scale, entrò in una porta. Lì dentro faceva decisamente più caldo. Entrò in una camera da letto e la adagio su una scrivania. Poi andò a procurarsi un foglio colorato e una deliziosa cornice in legno. Attaccò la fogliolina sul foglio con della colla e inserì il foglio nella cornice. Appese al muro la cornice. Poi si allontanò lentamente, un paio di passi e rimase a guardare la fogliolina in silenzio. Sempre con quegli occhioni stupiti.
E in un attimo tutto cambia. Non perché si modifica la realtà che ti circonda. È il tuo sguardo che si trasforma. In un istante la fogliolina si rese conto di quanto fosse bella. Molto più bella di tutte le foglioline verdi primaverili che aveva conosciuto attaccata all’albero.


Sono le ferite, le povertà e tutti questi benedetti squarci nella nostra vita che ci rendono inaspettatamente e insperabilmente belli!

 

 

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