Betlemme al tempo della nascita di Gesù: i re magi

Avete mai provato a guardare il cielo? No, non intendo a sollevare la testa verso l’alto. Avete mai provato a scrutarne le profondità? A capire che cosa divide un bagliore da un altro e che cosa unisce il nostro destino alla luce degli astri?

Noi avevamo dedicato la nostra vita a tutto ciò. Sapevamo che lì, dove lo sguardo di ogni uomo si ferma per cercare le risposte, qualcosa di misterioso e imperscrutabile attendeva solamente di essere scoperto.

Lontani da ogni popolo, ci sentivamo come legati da una forza che varcava i cieli e ci spingeva a cercare e ricercare nel cielo e sulla terra la verità che antichi profeti e uomini sapienti avevano intravisto in ogni angolo dell’universo. Stranieri per chiunque eccetto che per il cielo, ci districavamo continuamente tra rotoli e papiri, tavolette incise di ogni sorta di segno e codici antichi forse quanto la Terra stessa.

Eravamo viaggiatori. Proseguivamo nella nostra ricerca come uomini mossi da una sete inestinguibile di capire le forze misteriose che facevano funzionare il mondo. Nello sguardo delle persone altrui, eravamo considerati estranei e impuri non solo perché i popoli che ci incontravano avevano credi e usanze differenti ma perché noi eravamo differenti. Diversi in ogni luogo, stranieri in ogni dove, ammirati per i nostri abiti e la nostra ricca condizione ma compatiti per il nostro essere, da chiunque incrociasse il nostro sguardo.

Una notte in cui il vento soffiava piano da occidente, alzammo lo sguardo verso il grandioso mistero del firmamento e la vedemmo. Una luce diversa, grandiosa, magnifica, come nessuna mai. Avevamo passato la vita a osservare il cielo e quello splendore ci lasciava esterrefatti.

Spinti da un desiderio incontrollabile afferrammo i rotoli sparsi ovunque, alla ricerca di un particolare brano che tutti conoscevamo. Avevamo letto quel passo migliaia di volte. Un sapiente di nome Balaam, sei secoli prima, aveva parlato a nome del Dio d’Israele, dicendo che un astro sarebbe sorto da Giacobbe, che un nuovo e potente sovrano sarebbe nato in quella terra lontana.

La nascita di un grande re annunciata da un dio straniero. Quello era l’evento grandioso che attendevamo da una vita. Un sovrano così importante da avere un dio potente pronto ad annunciare la sua venuta avrebbe saputo saziare la nostra sete, dare pienezza al nostro desiderio di conoscenza.

Ancora una volta ci incamminammo, carichi di doni consoni a un sovrano di tale possanza.

Il viaggio fu lungo. Per notti e giorni continuammo imperterriti, mentre lo sguardo di chi incontravamo sul cammino ci giudicava e ci disprezzava. Noi, però, eravamo mossi da una smania incontrollabile: volevamo sapere, volevamo conoscere e giungere alla meta di quello che avrebbe potuto essere il viaggio ultimo.

Dopo giorni in cammino giungemmo a Gerusalemme, certi che un re di tale prestigio sarebbe venuto al mondo in quella che gli israeliti chiamavano Città Santa. Anche in quelle strade la gente ci rivolgeva sguardi di diffidenza e di distanza. Quella sete, però, ci rendeva capaci di andare avanti e proseguire.

Ci dirigemmo al palazzo per sapere dove il bambino sarebbe nato e in quel momento, la stella sparì dai nostri occhi. Eravamo forse giunti?

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