Il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto

Lo sapevi che il bicchiere mezzo pieno non esiste?
Non esiste neppure il bicchiere mezzo vuoto, se proprio vuoi saperlo, eppure attorno a un sorso d’acqua la gente ha costruito filosofie.
Provo a farlo anche io.
Il bicchiere richiede tempo.
Il bicchiere richiede pazienza.

Il problema, in fondo, è che vorremmo che il bicchiere fosse una realtà immanente, che il suo contenuto non cambi nel tempo. E’ una costruzione dell’uomo, sia chiaro. L’uomo detesta il lento avanzare delle lancette: invecchiare è un male inopportuno, adatto solamente a certi vini.
Odiano il tempo coloro che hanno paura che il loro bicchiere mezzo vuoto diventerà ancora più vuoto domani.
Disprezzano il tempo coloro che sanno che il bicchiere mezzo pieno non rimarrà così per sempre.
Tutti vorrebbero bloccare l’attimo, lasciare le cose come stanno. Meglio avere qualcosa tra le mani che rischiare tutto nel gioco del tempo, no?

Vorrei raccontarti una storia.
I protagonisti sono Anna e Simeone. Ebrei di origine controllata: lei profetessa, lui “uomo giusto e pio”. Si recano spesso al tempio di Gerusalemme. Attendono il Cristo, il liberatore di Israele.
Lo aspettano da un po’ di tempo ormai. Circa ottanta anni. Forse un po’ troppo.
Hanno vissuto sotto l’impero Siriano prima, e quello Romano poi.
Saranno persone da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Comunque sia, in questa storia Anna e Simeone sono nel tempio, come tutti i giorni degli ultimi ottanta anni. Aspettano il messia. Non si sa come arriverà, che faccia avrà, come camminerà e cosa dirà, ma loro lo attendono. Lo attendono nello stesso luogo dove centinaia di persone ogni giorno vengono per offerte le proprie fatiche al Signore. Attendono il messia, sicuri che lo riconosceranno tra tutti quei volti, tra tutte quelle persone. Sono ottanta anni che allenano gli occhi d’altronde.
A un certo punto della storia una coppia di giovani porta il proprio figlio al tempio, per presentarlo al Signore. Sono una famiglia tra tante, non hanno niente di speciale. Ma per Simeone e Anna, dagli occhi allenati e pazienti, non è così: per loro quel bambino è il Messia.
Il vecchio è talmente sicuro che possiamo sentirlo cantare:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

La donna, in stato di grazia, loda il Signore.

Qualcuno potrebbe dire che qui non è nemmeno una questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: questi due vecchi sono semplicemente ammattiti se vedono in un ragazzino il messia venuto a salvarli.

I più mistici potrebbero invece suggerire un intervento divino sugli occhi dei due anziani: è Dio che ha operato sulla scena, senza lasciare scampo. E così non è più una scelta quella di vedere il messia, ma l’opera di un Onnipotente che maneggia la realtà a suo piacimento e dirige la baracca facendo andare sempre tutto per il meglio.

Il problema è che noi vogliamo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Un ottimismo che non contempla il divenire, o un pessimismo che si è già dato per vinto. Ma non è importante quanta acqua c’è nel bicchiere, ma come ci disseta.
Il bicchiere richiede tempo.
Il bicchiere richiede pazienza.
Gli occhi allenati riconoscono che il bicchiere non è mezzo pieno o mezzo vuoto: ha bisogno di riempirsi per poter poi dissetare qualcuno. Non è questione di ottimismo o pessimismo. E’ questione di attesa e di realtà. L’acqua al suo interno non è troppa o troppo poca: è sempre stata giusta.
E questo Simeone e Anna lo sapevano bene. E sapevano che a ottant’anni era arrivato il momento per bere.

La pazienza della realtà aveva visto sulla teoria del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
L’acqua era fatta per dissetarsi, e Simeone lo sapeva bene.
Il bicchiere si era riempito col tempo, aveva constatato Anna.
Il messia era per forza un bambino, piccolo e fragile.


Dal Vangelo secondo Luca                                           Lc 2, 22-40 

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».


Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

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