Pensieri nella notte

 

Il mio compiacimento. Era così che aveva detto.

Giovanni si strinse nel mantello, cercando di ripararsi dal freddo della notte che filtrava dentro la grotta.

Sì. Aveva detto proprio così, il mio compiacimento. L’aveva sentito bene.

E non l’aveva sentito solo lui, ma tutta la gente che era in fila.

Incredibile.

Quel cugino che non vedeva da anni, quella promessa…

Gli era sempre stato detto che quel cugino era una promessa. Da quando era piccolo. Da quando sua mamma gli raccontava entusiasta della cugina del Nord che era scesa a Sud, non appena aveva saputo di essere incinta. Quel bambino che era in lei mi aveva scatenato una gioia così grande, diceva, che ti sei mosso anche tu. Come in una danza.

Le ultime braci sibilarono silenziose. 

Sì, è vero. Quel bambino era una promessa. E Giovanni ci aveva creduto così tanto che, appena adolescente, era scappato di casa, verso il deserto, e lì aveva vissuto, vagando in lungo e in largo, annunciando che quella promessa sarebbe arrivata, che la danza si sarebbe finalmente compiuta.

Non aveva danzato quella mattina, però.

Era rimasto fermo, immobile, incredulo, davanti a qualcosa che non si sarebbe mai aspettato.

 

Non ci aveva fatto neanche caso. Quella mattina il Giordano era affollato più del solito e una grande ressa si era accalcata sulla riva del fiume, aspettando il proprio turno.

Dopo il solito sproloquio iniziale Giovanni aveva chiesto alle persone di avanzare, di spogliarsi e di entrare velocemente nell‘acqua, affinché la corrente sciogliesse in fretta i loro peccati e li spedisse a valle. Una, due, tre, dieci, cinquanta, qualche centinaio. Non la poteva contare, tutta quella gente, non si sforzò nemmeno.

 

E mentre immergeva le mani ancora una volta, aveva alzato lo sguardo.

Eccolo lì. Non c’era bisogno di presentazioni. Non si vedevano da tantissimo tempo, ma quello sguardo non se lo era dimenticato. Il cugino era lì, davanti a lui, con il capo chino, in attesa di farsi lavare  la testa come tutti gli altri.

Non lo poteva accettare.

Si era fermato e gli aveva detto che non poteva.

No, non posso.

Perché non puoi?

Non posso lavarti la testa. Dovresti essere tu a farlo.

Gli occhi di Giovanni cercavano disperatamente i suoi. Dove sei stato, dicevano. Tutto questo tempo. Dov’eri tutto questo tempo, quando io ti annunciavo? Quando io ti cercavo nel deserto e tu non rispondevi?

Gli occhi di Gesù non avevano risposto.

La sua bocca gli aveva detto solo di lasciare stare. Occorre che adempiamo ogni giustizia, aveva replicato.

Quale giustizia?

 

Le braci proiettarono pallide ombre sulla parete di fronte a lui.

 

Non aveva fatto altro che un passo indietro e in quel momento era successo l’incredibile.

Non l’ho sentito solo io.

C’era stato come un tuono, un fulmine a ciel sereno, e quelle parole.

“Questo è il figlio mio, che io amo. In lui ho posto il mio compiacimento.”

Giovanni fissò l’oscurità.

Non aveva danzato, non aveva provato gioia. Si era sentito morire dentro.

Eccolo, ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo.

Dentro di sé, da qualche parte, c’era la consapevolezza che da quel momento in poi niente sarebbe stato più lo stesso.

Forse era giunto il tempo di farsi da parte.

Qualcosa doveva morire.

Non c’erano dubbi.

Il suo tempo era finito. Ora iniziava il tempo di qualcun altro.

 

Si strinse ancora nel mantello, cercando un briciolo di calore, poi si alzò e uscì fuori dalla caverna.

Il vento gelido della notte aveva spazzato via le nebbie dalla pianura e la vallata si stendeva lontana davanti a lui.

All’improvviso, ad est, l’alba. Piccole sfumature violacee e rossastre all’orizzonte.

Ancora una volta la notte cede il passo al giorno.

Sorrise.

La danza è finalmente iniziata.


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

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