Hai fame?

Quando si diventa strumenti dell’Amore di Dio si fa del bene anche a se stessi, perché si fa proprio con quello stile liberante di cui Gesù ci parla in questo brano. Che poi è il Suo stile. Uno stile che ci permette di dare un nome a tanti mali che affliggono il nostro spirito e di combatterli. Ho individuato uno di questi mali. Credo sia molto presente e radicato nella nostra società: la tendenza all’accumulo compulsivo.

Hai fame?

Anche solo con una modesta quantità di denaro puoi entrare in un supermercato, dove decine e decine di prodotti diversi ti faranno la corte, sperando di essere scelti. Sono tutti lì, stipati sugli scaffali, pronti a essere consumati… peccato che poi alcuni superino la data di scadenza e siano da buttare via. Sono tutti lì e sussurrano ad ogni abitante della nostra società occidentale: “non temere: non esiste il problema della fame. Grazie a noi, puoi mangiare quello che vuoi, quando vuoi”. E così si ha l’impressione che l’uomo sia stato in grado di soddisfare da sé questo bisogno. Non è l’unico caso in cui si può assumere il metodo “fai da te” nel soddisfare i propri bisogni. La nostra società è maestra il questo modo di pensare.

Cosa serve Dio se già da me riesco a soddisfare i miei bisogni e a “vivere bene”?

Questo è peccato. Infatti, per definizione, il peccato è una risposta sbagliata a una risposta giusta e ragionevole. Non è sbagliato di per sè soddisfare i propri bisogni. Si cade nel peccato se si cerca di farlo da sè, senza mettere al primo posto la fiducia in Dio. Questo ragionamento mi è nato contemplando l’immagine della sacca nel Vangelo di oggi. Perché Gesù chiede ai suoi discepoli di non portare con sé la sacca? La sacca rappresenta quell’atteggiamento di preoccupazione insana che porta a cercare in tutti i modi di soddisfare da sè i propri bisogni. E questo spesso si manifesta dell’accumulo di cose, persone, relazioni ecc ecc. Mettiamo tutto nella sacca: se non ne abbiamo bisogno oggi, forse un domani potremmo ritrovarci nel bisogno… mettiamo tutto nella sacca e vedremo che non dovremo più preoccuparci di niente. E allora si accumulano amici, relazioni che ci confermano e gratificano, tempo libero, divertimento e tante altre cose. Quanto è liberante lasciare andare la sacca in cui vogliamo inserire le nostre sicurezze! Ci permette, spesso, di fare verità sul motivo per cui stiamo frequentando una compagnia o per cui abbiamo preso una scelta. E di conseguenza ci aiuta a tagliare i rami secchi della nostra vita, così che le cose più vere e più belle possano ricevere più linfa e nutrimento. Quanto è liberante mettere Lui al primo posto nelle scelte grandi e piccole del quotidiano, così da poter esclamare:

“Gesù, mi affido a te. So che non mi farai mancare nulla!”


 Dal Vangelo secondo Marco 6,7-13

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

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