Sale della terra. Luce del mondo.

 

Sale della terra. Luce del mondo.

Le parole risuonano nella testa, rimbombano nel cuore, fanno tremare i polsi. Non importa che a sentirle siano le orecchie di un discepolo del 30 d.C. o di un giovane del 2020 d.C. L’imperativo è sempre bellissimo e terribile.

Sale della terra. Luce del mondo.

La Chiesa in uscita, che s’incammina sulle strade del mondo e va incontro al prossimo. Eppure, i mormorii dei discepoli, antichi e moderni, non si tacciono. Se abbassiamo il volume dei pensieri possiamo sentirli anche adesso: Maestro, ma quale Chiesa? Come presentarci al mondo? E, soprattutto, cosa portare nel mondo? La vergogna fa morire la voce in gola: non possiamo chiedere al Maestro questo, lui sicuramente si aspetta che abbiamo capito.

Sale della terra. Luce del mondo.

La prima sfida? Essere sale. Perché il Maestro ci chiede la radicalità del Vangelo. Ma la radicalità è faticosa. La radicalità è abbracciare la sua Parola, tutta, fino in fondo, senza rassicuranti accomodamenti. È essere nel mondo senza essere del mondo, in uno sforzo continuo di osservazione, comprensione, accoglienza di ciò che ci circonda, con il coraggio però di dire no, questo lo comprendo ma lo rifiuto. Con il coraggio insomma di discernere, di distinguere ciò che porta al bene e ciò che nulla regala se non qualche breve illusione. Con la forza di immergersi nel fango, se necessario, ma solo per salvare il fratello che vi stava affondando dentro. Con la piena consapevolezza che dietro ogni gioia o dolore, dietro ogni incontro, dietro ogni vicenda umana c’è altro. Dietro la vita stessa, che è un dono ricevuto senza essere stato richiesto, c’è un disegno grande e misterioso, che non siamo e forse non saremo in grado di leggere fino alla fine dei nostri giorni terreni.

Sale della terra. Luce del mondo.

È qui il guaio, Maestro, perché se il sale non perde un po’ del suo sapore il mondo lo rigetta con una smorfia. Perché quando i mercanti hanno invaso il Tempio per vendere le loro merci, e il popolo ne gioiva, tu Maestro hai ribaltato le bancarelle, hai lanciato fuori dal Tempio i loro denari, li hai cacciati lontano dal Mistero. Perché quando tutti gli uomini del villaggio stavano per lapidare l’adultera, e l’opinione pubblica era dalla loro parte, tu Maestro ti sei messo fra lei e loro. Perché quando tutti interpretavano le tavole della Legge a modo loro, tu Maestro ti sei seduto fra loro e hai svelato il significato vero di una fede che è la promessa di una civiltà dell’amore. E allora no, Maestro, non puoi chiederci questo. Perché cacciare i mercanti dal Tempio significa rischiare di perdere i nostri amici, che non capirebbero. Perché difendere l’adultera significa rischiare di essere condannati con lei, perché oggi la misericordia ha strani significati. Perché ricordare il tuo Vangelo significa rischiare di non essere ascoltati, perché, diciamolo Maestro, il tuo Vangelo tutto intero è proprio scomodo.

E poi non vedi, Maestro? Siamo in pochi. Soli dentro una realtà che ti è ostile, oppure ti ignora. E forse siamo riusciti a dividerci anche fra noi, tuoi discepoli, perché ognuno cerca di tirare un lembo del tuo mantello senza ascoltare le tue parole. Nonostante questo, il tuo richiamo continua a risuonare in noi. Abbiamo provato a perdere il sapore per sentirci più accolti dal mondo, abbiamo aumentato gli amici e abbiamo persino fatto carriera. Ma nascondere la tua luce ci ha fatto perdere la mappa che portava verso la felicità. E pure in mezzo a mille voci sfavillanti, nel profondo sappiamo che solo tu hai parole di vita eterna.

Per questo ti chiediamo, Maestro, senza alcuna vergogna: insegnaci ad essere sale della terra e luce del mondo. Trasforma il nostro sguardo perché possiamo essere sentinelle del mattino, capaci di vegliare per custodire l’umano. Rendici capaci di portare te nel mondo, amando i nostri fratelli e portandoli tutti a te. Facci capire che la vita è la promessa di un amore, e così essere sale della terra sarà la nostra missione naturale. Non in guerra con il mondo, non per sfida, non per fuga, ma per condividere la gioia di un incontro che cambia la vita.


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Rispondi