Un angelo con una scritta

Indipendentemente dal fatto che a qualcuno stia bene o no, suppergiù ogni comune in Italia ha un proprio Santo Patrono. La mia piccola città non se lo fa mancare e si dà il caso che costui sia San Michele, Arcangelo. 

Quando mi portarono per la prima volta in cattedrale c’era questo enorme dipinto dell’angelo in armatura, con lo spadone levato e sopra una scritta, in maiuscolo:”QUIS UT DEUS?”. Ovviamente non sapevo cosa significasse, né tantomeno che il San Michele si portasse dietro questa scritta, come un fardello, in ogni sua rappresentazione. 

Qualche tempo dopo, mentre la statura del dipinto si faceva più modesta al mio guadagnar centimetri di adolescenza, fui in grado finalmente di comprendere la scritta sopra al San Michele. 

Si traduce: “Chi è come Dio?”

Ci interroga, lui. Ci provoca, con la sua spada e la sua scritta.

Tuttavia la cosa più bella che scoprii fu che proprio il nome “Michele” in ebraico significa ciò che la scritta dice. 

Lui non fa la domanda, lui è la domanda. 

 

Vi racconto una storia. 

Un giorno un tizio decise che la gravità non gli andava a genio. Dunque cominciò a fluttuare e a salire, sempre più in alto, in alto, fino ad oltrepassare l’atmosfera. Transitando a fianco della luna pensò ad un tratto di dare un’occhiata in basso. E fu davvero sorpreso nel constatare che da lassù uomini, grattacieli, orsi polari, baobab, sembravano avere tutti, davvero, la stessa altezza. 

 

Ve ne racconto un’altra. 

 

Mentre il tizio di prima annaspava boccheggiando, perché tutti sanno che nello spazio non c’è ossigeno, un tale era molto spaventato, dal momento che un suo caro amico era da poco deceduto in un incidente stradale. 

“Bene” pensò, “se non utilizzerò più l’auto non mi potrà capitare ciò che è capitato a lui”. 

Il giorno dopo lesse in un bel romanzo la storia di due giovani che, tra l’altro, scappavano dalla peste. “Resterò d’ora in poi nella mia casa, e non mi ammalerò mai più!” si disse soddisfatto. Così accumulò grandi scorte di cibo e, avendo saputo dall’edicolante che un suo compaesano era schiattato per un pesce avariato, pagò un caro amico affinché assaggiasse prima di lui ogni piatto. Cominciò il suo isolamento, passarono gli anni. Un mattino si alzò dal letto e pensò compiaciuto a come aveva sapientemente evitato ogni possibile causa di incidenti. Si sfiorò la guancia e notò con stupore la presenza di ampie rughe, che solcavano il suo volto. Un fragore di emozioni rabbiose gli esplose nella testa e, preso da violente convulsioni, il suo corpo più non resse. 

 

Tu che leggi, se provi a fare un giro nella nostra cattedrale lo trovi lì, il San Michele, appeso al muro, pronto per la battaglia e, apparentemente, in perenne attesa di risposta. Ma se guardi meglio puoi notare che ha le labbra socchiuse e avvicinandoti a sufficienza puoi udire un sussurro, quasi un fremito che forse assomiglia ad una semplice parola:”Nessuno…. nessuno…. nessuno….

 


Dal Vangelo secondo Matteo                                                                                                     Mt 4, 1-11                    

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, géttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

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