Chi si ferma ha perduto

Quella mattina eravamo radunati insieme come ogni giorno nella casa di Giacomo e Giovanni. Tra le varie notizie e aggiornamenti sul nostro paese arieggiavano ancora commenti su quello che Gesù aveva detto alla folla 6 giorni prima riguardo le condizioni per seguirlo. Parlava di “prendere la propria croce” e “di perdere la propria vita”… ma cosa voleva dire tutto questo? Filippo e Simone erano coloro che più erano presi dalla conversazione, ma la conclusione finale che sembrava condivisa da tutti era che, in fondo, forse quelle parole non ci riguardavano più di tanto perché avevamo già lasciato tutto per seguire Gesù e che quindi non dovevamo preoccuparci.

Avevamo appena finito di mangiare il pane e il miele che avevamo condiviso sul tavolo, quando Gesù entrò nell’abitazione e invitò me, Giacomo e Giovanni a seguirlo fuori. Devo confessare che ero piuttosto onorato e soddisfatto di essere un membro della cerchia ristretta che era stata chiamata per condividere un’altra esperienza che ci avrebbe stupito. Questo mi rassicurava che, a maggior ragione, non mi dovevo preoccupare della questione discussa poco prima.

Nessuno di noi gli chiese verso che luogo ci stavamo dirigendo perché avevamo notato sul suo viso un’espressione piuttosto meditativa e silenziosa e non volevamo disturbarlo. Intanto la strada si stava inclinando e ci stava portando verso un alto monte che non conoscevo. La salita durò una mezz’ora di cammino fino a che non ci ritrovammo in un ampio spiazzo di erba circondato da alberi. Io e gli altri apostoli eravamo stupiti dalla bellezza del panorama che si vedeva da lassù: la luce calda del sole rendeva ogni cosa meravigliosa e preziosa.

Presto ci rendemmo conto però che la luce che si proiettava nel luogo in cui ci trovavamo non veniva soltanto dal sole ma anche da una fonte dietro di noi; ci girammo e fummo inondati da una grande luce che si irradiava in ogni direzione dal corpo di Gesù. Il suo volto brillava come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ricordo che rimanemmo immobili per qualche secondo perché paura e stupore si impadronirono di noi con la stessa intensità, soprattutto quando notammo che Gesù stava conversando con qualcuno. Ci avvicinammo un po’ e capimmo che si trattava di Mosè ed Elia che parlavano insieme a lui su uno sfondo chiarissimo e brillante.

Ora che ci penso non saprei spiegare il perché non ci siamo spaventati davanti a questa visione. Forse perché stavamo imparando a fidarci di Gesù, o forse perché l’atmosfera di pace e serenità che si era creata era bellissima. Tutto era bello, tutto era vero, tutto era straordinario, e non ci eravamo mai sentiti meglio di così. Fu a quel punto allora che, rivolgendomi a Giacomo e Giovanni, chiesi loro se fossero d’accordo a proporre a Gesù di condividere questa esperienza meravigliosa ancora per qualche ora, almeno fino al mattino successivo. Del resto, se una cosa ti piace e ti fa stare bene non vorresti mai lasciarla o interromperla. Ricevuto un riscontro positivo da parte degli altri due apostoli, domandai a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Il mio entusiasmo si spense subito perché non ottenni nessuna risposta, anzi, Gesù stava continuando a parlare con i due profeti come se non mi avesse sentito affatto. Stavo per ripetergli la domanda con un tono di voce più alto, quando d’improvviso il cielo si fece un po’ più scuro e una strana nube luminosa si posizionò proprio sopra le nostre teste. Per la prima volta nella giornata mi spaventai soprattutto dopo che una voce proveniente dalla nuvola ci parlò: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Dopo queste parole io e gli altri due discepoli non fummo più in grado di reggere l’intensità di ciò che stavamo vivendo, e, pervasi da grande timore, ci gettammo a terra coprendoci il volto con le mani e il suolo sotto di noi.

Che stava succedendo? Forse avevo osato troppo con la mia domanda? Ma cosa c’era di sbagliato in una richiesta di far durare di più un momento di gioia piena? Gesù non voleva la nostra felicità?

È incredibile come a volte passiamo da momenti di spensieratezza ed entusiasmo a situazioni di totale paura e confusione. Mille pensieri e domande si muovevano nella mia mente e in quel momento persi completamente l’orientamento nella mia essenza e nella mia vita.

 

Per l’ennesima volta pensavo di aver compreso tutto, e invece mi trovavo ancora con la faccia a terra.

 

Sentivo Giacomo e Giovanni singhiozzare e percepivo il loro respiro ansimante e aritmico. Poi percepii una mano sulla mia spalla. Sobbalzai e lentamente mi girai per vedere cos’altro mi aspettava in quella giornata di cui stavo perdendo il controllo. Vidi Gesù e il suo sguardo consolatore che sembrava abbracciasse ogni mia preoccupazione e paura in quel momento di totale smarrimento. Dietro di lui non c’era più nessuno e aveva perso tutta la sua luminosità. Ci guardò e disse: «Alzatevi e non temete».

 

Il viaggio di ritorno fu silenzioso come quello dell’andata, ma il silenzio ora era di umiltà. Le uniche parole furono quelle di Gesù che ci chiesero di non raccontare a nessuno ciò che avevamo vissuto fino a che il Figlio dell’uomo non fosse risorto dai morti. Il mio istinto di fare domande si accese immediatamente, ma tra me e me mi dissi severamente: “Basta domande per oggi, Pietro”, e preferii fare spazio alla fiducia nel Cristo.

 

Ora che ripenso a quella mattinata mi sono accorto che ripercorro gli eventi di quella esperienza con considerazioni nuove. Penso che per tutta la vita l’uomo ricerchi continuamente esperienze, momenti e persone che lo rendono davvero felice, e questa felicità deriva dal riconoscere una bellezza mai vista prima in quello che vive. Questa ricerca è talmente tanto desiderata che siamo “affamati” di soddisfarla, e nel momento in cui troviamo ciò che abbiamo cercato tendiamo a fissarci lì, a “costruire tende” e a immortalizzare la fonte della nostra gioia. “E’ bello per noi essere qui”, e chi ce lo fa fare ad allontanarci? Perché dovrei lasciare un bene certo per proseguire in avanti verso un punto interrogativo? Ma, verso cosa proietto la mia vita?

Mi viene in mente un proverbio che è piuttosto comune nella mia zona, e che dice “Chi si ferma è perduto”. L’esperienza che ho vissuto mi porta a cambiarlo in “Chi si ferma ha perduto”. Ha perduto l’opportunità di essere libero di continuare a cercare, di proseguire il suo cammino, di aprire il suo sguardo oltre ciò che vede. Perché forse, in certi casi, lasciare e cambiare non vuol dire rinnegare o criticare il passato, ma darne pieno compimento e significato perché è contestualizzato in un cammino di ricerca di noi stessi che non si conclude mai veramente.

Se ci fermiamo e focalizziamo su un bene chiudendoci al resto del mondo, perdiamo l’opportunità di scoprire il vero Bene che Dio ha da sempre pensato per ognuno di noi e che è oltre quello che pensiamo, ma che ci vede protagonisti della nostra vita e non prigionieri in ogni singolo attimo.

Perché essere prigionieri del bene vuol dire comunque non essere liberi.

 


Dal Vangelo secondo Matteo                                                                                                     Mt 17, 1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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