Ecco, a te viene il tuo Re

Il sole della Giudea inaridiva la terra e scottava la pelle.

Aaron sedeva a terra, tracciando lettere e segni nella sabbia con un bastoncino. Era annoiato, accaldato, assetato. Gocce di sudore gli colavano lentamente lungo la fronte, da sotto il copricapo di panno grezzo che aveva arrotolato alla bell’e meglio attorno ai riccioli scuri.

Si chiedeva quando suo padre sarebbe tornato.

Voleva andare a giocare. A dodici anni si è quasi uomini, ma non abbastanza da trascorrere la giornata di guardia ad una vecchia asina e un puledro scontroso, legati ad un palo.

Eppure suo padre sembrava impazzito, da quando aveva acquistato quel maledetto cavallo. Non voleva più che suo figlio lo accompagnasse al pascolo, con le pecore, ma comandava che restasse a casa ad assicurarsi che nessuno rubasse il suo prezioso investimento. Investimento che, quantomeno da Aaron, non accettava nemmeno di farsi sfiorare.

E così, eccolo lì.

Sentì dei sandali avvicinarsi, sulla sabbia della strada deserta. Alzò gli occhi da terra, riparandosi con la mano per non venir accecato. Le due ombre tremolanti si rivelarono uomini, adulti e non anziani, con braccia forti da pescatori e la barba incolta dei viaggiatori. Gli si fecero incontro. Sorridevano.

“Sono tue queste bestie?”

Aaron non rispose, diffidente, e si alzò in piedi. Erano forse ladri? Avrebbe dovuto fare a botte con questi due stranieri? Sospettava che, in quel caso, avrebbe avuto la peggio.

“Potresti darceli in prestito? Ci hanno mandato a prenderli”, chiesero, con gentilezza.

“Certo, come no!”, rispose il ragazzino, guardandoli ora con aperto disprezzo- chiaro, erano ladri e bugiardi. “E sentiamo, a chi sarebbe che mio padre concede di montare il suo prezioso puledro?”

I due si scambiarono un’occhiata che lui non capì, senza smettere di sorridere.

“Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito.”

Aaron restò interdetto. Il Signore chi?

I due sconosciuti, rapidi, stavano già slegando il cavallo. Il ragazzo pensò di lasciarli fare, tanto quella bestia scontrosa avrebbe certamente rifilato loro un bel calcio negli stinchi; ma con sua enorme sorpresa, l’animale sbuffò appena, mansueto come un agnellino.

“Aspettate!”

Disperato, Aaron afferrò uno dei due uomini per il braccio. “Almeno l’asina, che la prendete a fare? La teniamo per pietà, non trasporta più nemmeno due sacchi di grano!”

“Non ti preoccupare”, gli risposero. Ed infatti, mentre gli stranieri si allontanavo a passo svelto coi due animali, l’anziana bestia da soma sembrava essersi scordata dei numerosi anni di onorato servizio, e trottava leggera sulle gambe, non faticando a star dietro al ben più vigoroso compagno.

Il ragazzo non sapeva proprio più che pesci pigliare.

Hanno promesso di ridarmeli indietro, o no? -meditava tra sè e sè – Ebbene, li seguirò. E se prima che cali il sole non riavrò indietro il bestiame, urlerò e scalcerò e li batterò, finché non mi avranno ridato ciò che è di mio padre.

Non era incline alla violenza per natura, ma sapeva che, altrimenti, quello a subire le urla, i calci e le botte, sarebbe stato proprio lui.

E così fece. Naturalmente i due uomini si accorsero del giovane di Bètfage che li seguiva con viso torvo, ma non dissero o fecero nulla per rimandarlo indietro.

Poco fuori il villaggio, giunsero ad uno spiazzo, non lontano dalle porte di Gerusalemme, dove stava radunata una grande folla. Come li videro arrivare, tutti si misero in agitazione: si mossero in direzione opposta a quella da cui stavano arrivando loro; eppure quei volti erano colmi di gioia, non sembrava scappassero, ma che corressero avanti per precedere qualcuno, o qualcosa.

Nel marasma generale, il ragazzo perse di vista il suo obiettivo. Mentre cercava a spintoni di farsi largo tra la gente, disorientato, si sentì afferrare per un lembo della tunica.

“E tu che staresti facendo?”

Due occhi scuri lo osservavano curiosi. La ragazzina doveva avere circa la sua età.

Aaron non sapeva che rispondere. “Ho perso una cosa.”

“E che ti importa, proprio adesso? Su, vieni con me! Non startene lì impalato, o faremo tardi!”

Detto ciò, lo trascinò via senza dargli il tempo di replicare. Lo portò alla pianta d’ulivo più vicina, ed insieme tagliarono alcuni rami, poi corsero avanti, lungo la strada verso Gerusalemme, proprio nella direzione in cui tutta la folla sembrava dirigersi. Depositarono le frasche per terra, come molti stavano facendo; altri si erano tolti il mantello e lo avevano deposto al suolo, come a disegnare una via.

Quando comparve la sagoma di un uomo a dorso di cavallo, le persone cominciarono ad esultare. Gridavano: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!”

Aaron si voltò verso la compagna, di cui ancora non sapeva il nome, e le domandò: “Chi è costui?”

Lei lo guardò, stupita, e rispose: “Ma come, non lo sai? Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea!

Il giovane pensò che quell’uomo non sembrava un profeta; non come immaginava Mosè, o Isaia. Aveva pochi anni e il volto sereno, gli occhi buoni. Salutava la folla, che lo seguiva come ammaliata. Mentre Aaron si lasciava trasportare dalla corrente, gli ritornò alla mente una frase che aveva sentito molte volte in sinagoga: una promessa.

“Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma.”

Solo alle porte di Gerusalemme si rese conto, con grande stupore, di chi erano il puledro e l’asina che il Signore montava per entrare in città.


 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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