Noi, la quarantena e i discepoli di Emmaus

Day 50 di quarantena.

Dentro le mura, io che cerco di ricreare la normalità in un quotidiano che non è normale.

Fuori le mura, il silenzio degli uomini e i suoni della natura che finalmente trova il suo spazio.

Questa situazione mi fa tornare in mente il pensiero di Leopardi sulla natura matrigna: una natura che non solo non si cura degli uomini, ma presenta ad esso il bello della vita senza però fornirgli i mezzi per raggiungerlo: belle giornate, più tempo libero, amici più disponibili, tranquillità per le strade, sentieri di boschi che aspettano solo di essere esplorati.

 

Dio, quanto durerà tutto questo?

 

Oggi mi immagino proprio come i discepoli di Emmaus, in cammino nel sentiero della mia vita a discutere con i miei amici e la mia famiglia su quello che è successo, sulle decine di piani mandati a monte, sulle preoccupazioni per le condizioni future, sulle difficoltà di trovare un proprio senso a questo tempo. E i pensieri si infittiscono nel ricordare ciò che è successo due settimane fa e che continua ad essere anche oggi: la Resurrezione di Gesù. Nonostante tutto, anche questo anno è stata ed è Pasqua: la vitalità di un fiore ha vinto sull’aridità della terra e del peccato. Gesù è morto e risorto nella nostra situazione, abitando nelle nostre case, condividendo i pesi delle nostre preoccupazioni e la nostra speranza di una nuova rinascita alla fine di tutto questo.

Sono stati giorni intensi quelli della Passione, che hanno parlato in modo diverso ma egualmente denso a ciascuno di noi. Gesù si è abbassato a raccoglierci da sotto le nostre croci e ci invita a salire con Lui al Padre. Ma in fondo non possiamo nascondere che, come in tutte le cose, anche l’intensità di quell’incontro si è disgregato nel tempo, perché, possiamo essere sinceri, di quella promessa di “resurrezione” ancora non ne vediamo l’ombra.

 

Perché tutto questo?

 

Mentre discutevamo, Gesù si avvicinò e camminò con noi. Ma i nostri occhi, occupati a fissare i nostri dubbi e le situazioni che ci fanno soffrire, erano impossibilitati a riconoscerlo.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro […] gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?».

Gli rispondemmo:

«Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

«Ciò che sta coinvolgendo il mondo intero, questo virus invisibile che sta smascherando l’essenza di ciascuno di noi; come tantissimi fratelli e sorelle sono stati invasi da dolore e sofferenze per la malattia o per l’impossibilità di stare accanto alle persone a cui vogliono bene. Noi speravamo che nel giro di qualche settimana tutto si potesse risolvere; con tutto ciò, sono passati quasi più di due mesi da quando tutto è iniziato. Ma due settimane fa siamo stati sconvolti; nonostante tutto abbiamo visto il Signore risorgere dalla morte nella Pasqua e tutta la Chiesa che afferma che egli è vivo. Anche noi abbiamo sentito una gioia nel nostro cuore, ma Lui non l’abbiamo visto».

 

Chi è costui che ci chiede che cosa sta accadendo? E noi, cosa sappiamo rispondere?

Un uomo che ci viene incontro nei nostri dubbi, nel nostro sconforto e depressione; che ci ascolta per tutto il tempo perché sa quanto è grande in noi il desiderio di raccontare e condividere quello che ci fa soffrire per non sentirci distanti e soli.

Ma è un uomo che alla fine spiega, indirizza, chiarisce; che ci mostra in modo limpido come non abbiamo abbastanza pazienza di aspettare che qualcuno ci doni parole che possano illuminare le cose raccontate. È quasi come se tornassimo alla tristezza ogni volta che non lo ascoltiamo.

Forse perché noi ci fermiamo lì, nei nostri turbamenti. Ci fermiamo ancora lì nonostante abbiamo visto il Signore rivelare la vita che c’è sempre dopo ogni abbattimento.

Ancora non comprendiamo bene tutto ciò che ci è stato districato da quell’uomo, ma sentiamo dentro di noi una viva gioia che deriva dal sollievo di poterci fidare e affidare totalmente a lui.

 

Il nostro cuore ardeva nell’ascoltarlo nel nostro cammino.

 

La nostra marcia intanto procede, ma a un certo punto quell’uomo si allontana da noi come per andare in un’altra direzione rispetto a quella in cui siamo proiettati. Insistiamo perché si trattenga con noi ancora per un po’, perché parli ancora e ci travolga con la bellezza scaturita dalla sua presenza con noi.

L’uomo accetta, e siede in mezzo a noi.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.

È Lui! È il Signore in mezzo a noi, splendente di luce, amore e di speranza infinita. Come abbiamo fatto a non riconoscerlo nelle nostre giornate, nella nostra vita attuale? Nella nostra quotidianità, nelle persone che adesso ci sono accanto, nel nuovo giorno che ci è stato donato, nella generosità degli uomini che stanno mettendo a disposizione il loro tempo e capacità al servizio degli altri? E come non vederlo nelle invisibili sofferenze dei nostri familiari con cui spesso non ci troviamo d’accordo, nel tempo che ci è stato donato per fare davvero il punto della nostra vita e finalmente affidarci totalmente a Dio?

Il Signore ora è sparito dalla nostra vista, ma adesso sappiamo che in realtà egli non ci ha mai lasciati. Sta a noi scegliere di farci evangelizzare e nutrire dal grande gesto di Amore disinteressato che Gesù ha condiviso con noi nei giorni della sua Passione.

Non c’è sofferenza in cui Dio non ci tenda la mano. E questo ci dà la certezza che finché saremo con Lui, il nostro cuore arderà sempre.

«Davvero il Signore è risorto! [… ]»

 


Dal Vangelo secondo Luca                                                                              Lc 24, 13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

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