Provare per Credere

A volte, è tutta una questione di carne, non credi anche tu?
Ti possono dire quello che vogliono, raccontare storie, eventi mirabolanti, esplosivi, possono sussurrare parole convincenti, chiare, cristalline, guardarti negli occhi mentre parlano, assicurarti che ‘è tutto vero, io c’ero, ero lì’, possono provare a convincerti con resoconti, testimonianze, usare poche parole, ma che colgono nel segno, oppure riempirti del loro parlare per essere sicuri che tu abbia capito e sia dalla loro parte.
Alla fine però niente di tutto questo sarà abbastanza: sarà la carne a sancire la verità.
Io credo che se Gesù non l’hai incontrato veramente, nella tua vita, risorto, se non hai fatto un esperienza carnale di lui, non hai vissuto qualcosa di vero, non sarai mai pronto a seguirlo fino in fondo.
Io non l’ho fatto, per esempio: le parole dei miei amici non mi sono bastate, il ricordo di ciò che diceva il Maestro non è servito a nulla: ho dovuto infilare le mie mani nei buchi, nel sangue, toccare quel corpo fino a poco tempo prima morto, per credere che sì, Gesù era morto e risorto per tutti noi.

Solo allora mi sono fidato.

So che quando leggerai queste parole, saranno passati centinaia di anni, io sarò insieme a Lui da tempo, e forse la vicenda di Gesù rischierà di rimanere confinata solamente tra le polverose pagine di un vecchio libro. Fidarsi, credere, sarà più difficile che un tempo.
Ma non tutto è perduto.
Tu puoi, oggi, sancire la verità delle mie parole grazie alla carne.

“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”

Può sembrare assurdo, lo so, ma è vero. Usa le tue mani per servire, usa i tuoi piedi per incontrare i più piccoli, coloro che non possiedono nulla, se non se stessi. Non distogliere il tuo sguardo, è lì la perla preziosa da scovare. Ascolta, annusa, fai un’esperienza di carne.
Gesù ha regalato a noi uomini la gioia di poterlo incontrare nei fratelli piccoli che abbiamo accanto, praticamente nella nostra vita di tutti i giorni: anche ora, anche nella tua miseria quotidiana puoi farne esperienza.
E’ tutta una questione di carne, caro amico. Puoi capirlo solamente se ti giochi la tua.
Non voglio spendere altre parole, usarne troppe e solamente controproducente.
Ti lascio alla tua ricerca, caro amico. Sono sicuro che quando avrai incontrato Gesù, in carne ed ossa, potrai urlare, come me: Mio Signore e mio Dio!


Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 20, 19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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