Trecento grammi di puro nardo

Gv 12, 1 – 11

“Maria allora prese trecento grammi di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”.


La nostra logica, figlia del razionalismo, rabbrividisce di fonte al comportamento di Maria.
Perché usarlo tutto, il profumo?
Così non ne conservo per altre occasioni… anche soltanto per tenertelo in casa!
E perché proprio i piedi di Gesù?
Non era meglio profumare il capo o le mani?
Insomma, una parte del corpo un po’ più nobile.
Sembra di assistere alla fiera dell’inutilità.
E la nostra mente razionalista non può che trovarsi d’accordo con Giuda, tranne per il fatto che il suo interesse per i poveri era falso.
Che spreco!
D’istinto si inorridisce.

Viene però un dubbio: siamo sicuri che Maria avrebbe trovato nella vita qualche occasione migliore per usare il suo profumo?
E se quella fosse stata l’occasione migliore della sua vita?
A cosa sarebbe servito tenersene un po’ in casa?
Solo a farsi prendere dal rimorso di aver sprecato un’occasione.


In tutti noi c’è un contenitore di profumo di puro nardo, assai prezioso. Esso consiste nelle tante risorse che Dio ci ha dato di possedere, soprattutto in quella personale e inimitabile modalità di amare.
Capita di trovarci in situazioni che non meritano il nostro impegno, delle quali non vediamo l’utilità per noi stessi o per il prossimo.
Ma forse non vale la pena fare troppo affidamento a calcoli che riguardano l’utilità dei nostri gesti.
Forse se non ci spendessimo per quello che la vita di pone innanzi, qui e ora, arriveremmo alla fine della vita a provarne rimpianto…
“Ah, se avessi vissuto…”
Rischieremmo di arrivare alla fine della vita senza nemmeno renderci conto di possedere, chiuso nello scrigno del nostro cuore, questo contenitore di profumo di puro nardo, assai prezioso.

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