L’esempio che mi cambiò la vita

I soldati irruppero nella piazza marciando con le lance tese in avanti. Sentii il terreno tremare sotto di me. Socchiusi gli occhi per mettere a fuoco la scena illuminata dal sole che rifletteva sul metallo. Gli sguardi di quegli uomini erano pieni di terrore, la paura che attanagliava le loro membra era visibile anche dalla mia posizione. Si fermarono in mezzo allo spiazzo guardandosi attorno tesi e pronti a difendersi.

«Chi cercate?» domandò una voce dolcemente.

Alzai lo sguardo sopra le teste luccicanti di sudore di quegli uomini armati. Da una finestra un giovane li osservava con espressione benevola.

«Cerchiamo uno dei fomentatori del popolo, uno di quelli che si dicono seguaci di quel Gesù che crocifissero a Gerusalemme» esclamò l’ufficiale.

Il suo sguardo scrutava il giovane, ma, a differenza della sua voce che appariva autorevole, il suo volto tradiva un’impaziente desiderio di allontanarsi da quel luogo e da quel compito.

«Cosa volete da lui?»

«Arrestarlo e processarlo, il culto di cui va raccontando non è permesso dalla legge» ringhiò l’ufficiale impaziente.

Il giovane sorrise alzando gli occhi al cielo.

«Ti ringrazio, maestro, perché oggi mi doni la possibilità di renderti testimonianza. Quello che andate cercando sono io, ma non ho alcuna colpa, se non quella di aver conosciuto Gesù il Nazzareno e di seguirne gli insegnamenti» concluse rivolgendosi nuovamente agli uomini in mezzo alla piazza.

Mi alzai dal mio comodo giaciglio e mi avvicinai non visto. Quella storia mi incuriosiva, ero ansioso di scoprire come sarebbe andata a finire, mi aspettavo che da un momento all’altro una moltitudine di uomini sarebbe piombata addosso ai romani sterminandoli in nome di quel loro Dio.

«La tua colpa sta innanzi a noi, uomo. Tu ti rivolgi al tuo Dio senza che il permesso di farlo ti sia stato accordato»

Il giovane scomparve scatenando una nuova ondata di nervosismo tra coloro che lo dovevano prendere. Poco dopo uscì e andò loro incontro.

«Ti dico ciò che il Maestro disse a Pilato prima di essere condannato: tu non avresti il potere di arrestarmi se questo non ti fosse venuto dall’alto.

Tutto ciò che accade, tutto ciò che fai è conosciuto e permesso dal mio Dio e così è per me. Non ho bisogno della vostra autorizzazione per parlare a colui che mi ha donato la vita e può riprendersela in ogni istante»

«Se continui a parlare in questo modo sarò costretto a giustiziarti in questa piazza» gli disse l’ufficiale, la voce incrinata in un impercettibile tono di supplica.

Il giovane si guardò attorno e vide la corda che tenevo al fianco, da essa pendevano due passeri che avevo catturato quella mattina. Lo vidi fissarli e sorridere.

«Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure, nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del padre vostro» lo udii dire con sguardo sognante tra sé.

Il volto dell’ufficiale si infiammò di collera di fronte a quell’ottusa insolenza. A un suo cenno le lance si levarono.

«Io non posso avere paura di te, perché tu sei uno di quelli che uccidono il corpo, ma nulla possono contro la mia anima; le lance dei tuoi uomini possono provocarmi dolore, possono spaventarmi, ma colui che ha il potere di far perire nella Geènna sia la mia anima che il mio corpo mi spaventa molto di più e a lui io consacro la mia vita e la mia morte, perché non si dica che io non lo abbia riconosciuto di fronte agli uomini» disse chiudendo gli occhi.

L’asta di una lancia lo colpì alla nuca stordendolo, mentre numerose mani lo afferravano e lo trascinavano via.

Rimasi immobile, la mia mente non riusciva a dare una spiegazione a ciò che avevo visto. Alzai lo sguardo al cielo e incontrai due occhi scuri che mi scrutavano da un terrazzo vicino.

«Cristo ha vinto la morte e ci dona la forza di rendergli testimonianza, unisciti a noi e avrai la vita eterna» urlò l’uomo senza cessare di fissarmi.

Non so perché, ma annuii piano e lentamente mi incamminai verso l’entrata di quella casa misteriosa, volevo sapere qualcosa di quell’uomo chiamato Gesù per il quale da qualche tempo tanta gente si stava facendo ammazzare dai romani.

 


Dal Vangelo secondo Matteo                                                                             Mt 10, 26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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