L’incontro che trasforma

Sì, direi che è straordinariamente unico. Quest’Uomo da quando mi ha incontrato continua, continua e continua a capovolgere tutti i dettagli della mia vita… le mie certezze, oh sì le mie certezze… non ne è rimasto più nulla… tutto è cambiato… o meglio, tutto ha un nuovo senso, un nuovo perché… tutto ha davvero un nuovo significato.

Le Sue parole e la Sua persona hanno modificato tutto, e di colpo ho capito che hanno reso unica anche la mia vita.

È vero, ammetto che fino ad allora non ho mai sperato o creduto che la mia vita fosse davvero unica, irripetibile.

 

Eppure, di colpo, la mia povera visione ha iniziato a considerare un’altra prospettiva.

D’un tratto tutto si è capovolto. La mia cultura, la mia sapienza, la mia ferma ed ostile presunzione di conoscere il dettaglio del mondo… niente, nulla di tutto ciò era più valido, nulla di tutto ciò aveva il suo vecchio valore e significato. Quelle che credevo fossero le mie certezze ed i dettagli utili e sufficienti per vivere, o meglio, per abitare il mondo, hanno perso la piccola credibilità che fino a quell’attimo avevano guadagnato.

Mi sentivo un’altra persona, con un sacco di cose ancora da scoprire, da capire, da scegliere. Sì, di colpo era come se avessi perso il tempo prezioso che fino a quel momento mi era stato concesso. La mia età ormai non più giovane non mi aveva reso in grado di cogliere cosa, anzi, Chi fosse l’Essenziale nella mia vita. Eppure non era difficile da capire perché bastava ascoltare la dolcezza, tenerezza e delicatezza di ogni mio battito di cuore.

 

Com’è possibile che in così tanti anni non mi sono fermato un attimo per ascoltare una tale Bellezza?

 

Oh, quanto tempo passato per capire e contemplare il superfluo nel mio quotidiano perdendomi intanto l’eternità dell’Essenziale. Chissà quante notti passate a chiedermi il perché di momenti di crisi, dell’affanno, solitudine, pianto, dolore, lacrime…

È bastato incontrare quell’Uomo per riuscire a sentirmi travolgere da una sensazione che dava una traduzione ai caratteri della mia vita. Era una sensazione di abbondanza volta a riempire e scolpire gli angoli smussati della mia storia. Di quell’abbondanza quell’Uomo mi ha travolto. In quell’abbondanza, Gesù mi ha reso unico. Quell’abbondanza era il Suo Amore, l’Amore del Padre.

 

Mi sono interrogato per anni sugli innumerevoli perché della vita. Per anni ho cercato di seguire la mia legge, credendo fosse fonte di completezza. Per anni ho cercato di non lasciarmi sprofondare dal torpore del dolore o dalla fugacità che un solo istante di gloria possiede. Per anni ho improntato il mio quotidiano a capire che significato avesse versare una lacrima.

In così tanti anni però non ero stato in grado di raggiungere una sola risposta alle mie innumerevoli domande.

Da quando ho iniziato a seguire i passi di quell’Uomo, da quando ho iniziato a sentirmi cercato, aspettato, amato… sì, è stato proprio allora che ho iniziato a comprendere il significato dei miei pretenziosi perché. Ho scoperto che avevano, in realtà, un’altra accezione e significato di lettura.

 

Ho iniziato a parlarmi ed interrogarmi. Ho iniziato e provato a pensare cambiando il verso delle singole domande che mi ponevo. Già prima che iniziassi a rifletterci venivo assalito dai soliti dubbi che assillano le nostre fragili menti. Intanto non esitava, però, ad emergere un’altra domanda: “Perché no?”

 

 …sì, “Perché no?”.

 

È vero, molto banale come interrogativo, però ho proprio iniziato a chiedermi perché deve andare tutto secondo il nostro verso, secondo un falso ordine preimpostato dalla nostra mente, dalla frenesia del mondo che ci circonda e dalle sue pretese? Perché la vita deve necessariamente essere letta come percorso senza insidia alcuna, preimpostato senza sassolini che bucano i nostri sandali e che causano piccole ferite alla nostra sottile e fragile carne?

 

 

Perché farsi sopraffare da una visione edulcorata della realtà che impedisce di leggere il vero senso del dolore? Si tratta davvero di dolore? Una ferita perché non può, invece, essere una feritoia? Perché nel dolore non si può riconoscere una fievole Luce?

 

Ebbene sì, quell’Uomo ha capovolto la mia visione… la visione di ognuno che Lo incontra e che si lascia incontrare. Quell’Uomo mi ha mostrato la visione di un Padre che, nonostante tutto, ama.

Sì, quelle Sue parole mi hanno cambiato, mi hanno fatto conoscere quella Verità, che in tanti anni non ero riuscito a trovare, in Lui. Sono state sufficienti poche parole poiché erano ricche del Suo comandamento.

 

Amare.

 

Così mi si è rivolto e così mi ha incontrato, anzi, direi trovato.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

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