Panis angelicus

“Buonasera a tutti i gentili telespettatori! Grazie per esservi sintonizzati anche questa sera al programma Sale e Luce del mondo con la vostra calorosa presenza! Questa sera avremo moltissimi ospiti provenienti da ogni spazio e ogni tempo, che ci daranno la possibilità di avere in studio e nelle vostre case una concentrazione di preghiera e di Spirito Santo come mai abbiamo avuto fino ad oggi. Ma non starò qui a svelarvi molto… piuttosto, partirei subito con il presentare il primo ospite!

Questo uomo è stato un religioso, teologo filosofo e accademico italiano. Frate domenicano esponente della nota corrente filosofica cristiana medievale Scolastica era definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei e tutt’oggi è riconosciuto ancora come Dottore della Chiesa. È qui con noi, questa sera, il punto di raccordo tra cristianesimo e filosofia classica: diamo il benvenuto a Tommaso d’Aquino!”

[applausi e acclamazioni da tutta la platea]

“Prego Tommaso, accomodati pure qui mentre ricevi tutti questi omaggi! Innanzitutto ti ringraziamo per aver accolto il nostro invito e soprattutto per aver accettato di mostrarti a una società che ormai forse di te conosce ben poco.”

Multas gratias tibi ago Emanuele per la tua accogliente presentazione e per avermi invitato a questo programma, anche se non avrei mai pensato di poterlo e volerlo fare, ma ho sentito che le ultime generazioni della vostra società hanno bisogno di molta concretezza per assorbire determinati valori e idee, quindi non potevo rifiutare questo invito che mi permette di avvicinarmi al vostro mondo, se questo fa difficoltà ad avvicinarsi a me”.

“E noi siamo onorati di averti qui stasera! Bene Tommaso, abbiamo richiesto la tua partecipazione perché sei un filosofo cristiano che ha molto riflettuto e approfondito la Solennità del Corpus Domini che celebriamo questa domenica, e il suo significato più profondo, per quanto esso appaia ancora un mistero per noi uomini. Cosa ci puoi dire per approfondire meglio questo aspetto?”

“Dunque, inizierei con l’affermare che la solennità del Corpus Domini è la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, e che quindi in qualche modo rievoca il mistero che abbiamo già contemplato il Giovedì Santo con lo spezzare il pane e il condividere il calice. In quella circostanza Gesù ci ha invitato tutti a prendere, mangiare e bere il suo Corpo e il suo Sangue, ma non era la prima volta che il Cristo usava quelle parole: l’evangelista Giovanni, che saluto affettuosamente se ci sta seguendo in diretta, ci aveva già riportato delle parole simili nel sesto capitolo “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. In quel tempo però la gente era impreparata a ricevere queste parole perché solo con la morte e risurrezione di Gesù esse avrebbero avuto pieno compimento e acquisito concreto significato.

È per questo che la folla gli chiede come questo sia possibile. Gesù con pazienza, e solo per ora con le parole, spiega che solo chi lo accoglierà nella propria vita, con la concretezza del corpo e il sacrificio del sangue di Cristo, avrà la vita eterna. Non dobbiamo dimenticarci, come già detto, che questi discorsi erano difficili per il popolo a cui parlava Gesù, perché essi avevano una scarsa o assente istruzione ma soprattutto l’incredulità di ricevere una parola diretta anche a loro.

Quel contesto era una delle prime volte in cui la gente si è sentita rivolgere l’invito di rimanere in Lui perché avrebbero ricevuto in cambio un Amore che dà la vera vita, quella fatta di gioia piena, di dono, di perdono, di nuove possibilità, di piccole morti ma seguite sempre da gloriose rinascite.

Il pane che Gesù condivide è vivo, fecondo, infinito perché si divide ma non si consuma mai, ed è lo specchio dell’Amore che Dio, fattosi uomo, ha sempre in serbo per noi, nonostante tutto. Cristo in questo passo di Vangelo chiede solamente una cosa: di rimanere in lui mangiando, e quindi condividendo, il suo essere pane spezzato per molti. Non chiede sacrifici, non chiede preghiere, non chiede obblighi, non perché non siano importanti, ma perché non è la prima cosa che ha a cuore: siamo preziosi ai Suoi occhi così come siamo, con le nostre vittorie e con i nostri punti fragili, e Lui vuole estendere questo tesoro nell’Eternità costruita nel presente.”

“Mi verrebbe da dire che queste parole risultano ancora difficili da interiorizzare ancora oggi, dopo che abbiamo capito come va a finire la storia…”

“Le cose rimangono difficili finché non ci diamo il coraggio di attraversarle e affrontarle a piccole dosi. Per questo Gesù dice rimanete e non venite, perché nono nasconde che la strada non è facile, ma Lui si offre di percorrerla con noi se gli apriamo la nostra vita. È Lui che ci dà la vera forza per arrivare alla verità.

Molti anni fa, sull’onda di questi pensieri, mi sono fatto trasportare dalla stesura di un Ufficio delle Ore dedicate proprio alla Solennità del Corpus Domini. Tra i vari testi composti, ci sono delle strofe che ho sempre apprezzato maggiormente da meditare: quelle del Panis Angelicus, dall’inno Sacriis Solemniis, che ora vi leggerò mentre potete trovare la traduzione in sovraimpressione:

 

«Panis angelicus
fit panis hominum;
dat panis caelicus
figuris terminum;
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, servus et humilis.

Te, trina Deitas
unaque, poscimus:
sic nos tu visita,
sicut te colimus;
per tuas semitas
duc nos quo tendimus,
ad lucem quam inhabitas.
Amen.»

«Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni:
qual meraviglia!
il servo, il povero, l’umile
mangia il Signore.

Chiediamo a Te,
Dio uno e trino,
di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie
portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen.»

 

Vi consiglio, appena potete, di ascoltare il brano che il musicista César Frank ha composto su queste parole e che è stato interpretato magistralmente da Luciano Pavarotti (https://www.youtube.com/watch?v=o3EZoDr6kqM). Ciò che ho contemplato in queste parole è proprio il pane colmo di divino che ci ha raggiunto sulla terra, dividendosi, nella nostra umile quotidianità, senza tener conto della nostra condizione. È una preghiera elevata al Signore affinché possiamo avvicinarci e fonderci con Lui come Gesù ha mostrato di fare durante la sua vita.

Facile non est, sed plena vitae verum lumen est”.

“Grazie Tommaso d’Aquino per le tue preziose parole che avremo senz’altro modo di meditare fino a questa domenica, e grazie per la tua viva testimonianza che è percepibile già solo a partire dalla tua presenza qui con noi. Tutta la redazione spera di riaverti presto tra queste mura e intanto ti augura un buon ritorno al Medioevo!

Grazie di cuore Tommaso, a presto!”

Benedicat vobis Dominus et custodiat vos!

 


Dal Vangelo secondo Giovanni                                                                    Gv 6, 51-58
 
In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Rispondi