Amare è una faccenda complicata

Di questo voi siete testimoni

“Amare è una faccenda complicata, o forse no”

Amare è una faccenda complicata. Veniamo al mondo affamati d’amore, passiamo la vita a raccogliere le briciole di relazioni sbagliate e ce ne andiamo con il rimorso di non aver amato abbastanza. Siamo dediti al lamento perpetuo circa tutto quello che ci manca, salvo poi perdere l’occasione giusta, tutte le volte che la vita ce ne offre una. Forse succede perché siamo pigri, o più semplicemente succede perché amare, a volte, o quasi sempre, equivale a soffrire. E soffrire non piace a nessuno. Amare è coraggio, e purtroppo anche di quello siamo carenti.

Ora, se le premesse sono queste, come si può chiedere a qualcuno di essere testimone di una cosa talmente grande che non trova spazio nella testa, tanto assurda da non poter essere compresa? Anzi, a dirla tutta, Lui aveva proprio detto: “Di questo voi siete testimoni”. La Sua non era una richiesta, ma una decisa convinzione. Con la stessa sicurezza, poco prima, aveva anche detto: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati […]”. Continuavo a chiedermi, infatti, da dove potesse giungere quella serenità. Come si poteva parlare di morte e resurrezione senza cedere il passo allo sconforto, alla tristezza, alla paura?

La storia del testimoniare, poi, mi aveva proprio messo in crisi. Io? Incapace come sono? Come potrò mai testimoniare? Eh si, perché, essere testimoni non era solo questione di belle parole e discorsi convincenti. Lui ci stava chiedendo di essere segno vivo e tangibile del Suo Amore. Come imitare un Amore che aveva abbracciato la croce e che aveva attraversato le tenebre della morte, pur di saperci salvi? Come si fa ad amare qualcuno che ti tradisce, ti umilia e ti ferisce, dimenticando il bene ricevuto?

Tassello mancante

La mia risposta non poteva che essere una: impossibile amare così. Poi però aggiunse qualcosa che ci sorprese: “Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. Di colpo non ero più solo, ci sarebbe stato qualcuno con me; mi sentii sollevato. Però perché aspettare ancora? Se qualcuno avrebbe testimoniato al posto nostro perché aspettare? Pensavo e camminavo. Camminavo e pensavo. Mi sfuggiva qualcosa; sapevo di essere vicino alla verità, eppure non riuscivo a capire quale fosse il tassello mancante. Dove avremmo comprato le armature necessarie?

La Sua fiducia in noi

Nel frattempo, ci condusse fuori, verso Betània. Poi ad un tratto ci benedì. Fu allora che compresi. Avevamo ricevuto in dono la vita, e nessuno poteva agire al posto nostro. Aveva dato se stesso per noi e adesso ci chiedeva di rendere testimonianza di quell’amore; aveva bisogno di noi. Anche questa volta, però, come le precedenti, non ci avrebbe lasciato da soli. Qualcuno sarebbe stato con noi. L’attesa di cui parlava, infatti, avrebbe scavato lo spazio necessario dentro di noi, affinché lo Spirito potesse darci forza e coraggio. “Mai più solo” pensai. Sollevai lo sguardo e vidi Gesù salire in cielo; sentii in me la fiducia di un bimbo che impara a camminare senza più paura di cadere. Ci aveva lasciato un compito, si fidava di noi perché sapeva che niente e nessuno ci avrebbe impedito di testimoniare. Eravamo contenti perché la Sua fiducia in noi dava a noi la sicurezza di potercela fare. L’ultima cosa che pensai, prima di tornare a Gerusalemme fu: “Amare è una faccenda complicata. O forse no”.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24, 46-53)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

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