Il testamento di Gesù

Dopo il momento che avevamo appena vissuto, così carico, così intenso, così intimo, noi tutti non sapevamo cosa fare e soprattutto non sapevamo cosa aspettarci. Il gesto che aveva compiuto, non era stato da poco! Si era inginocchiato davanti a ciascuno di noi, ci aveva lavato i piedi, uno ad uno…Lui! Proprio Lui a noi! Ancora una volta i suoi gesti ci avevano turbato.

 Il suo comportamento e i suoi modi di fare erano sempre stati diversi; in lui c’era sempre stata qualcosa che andava oltre il suo semplice essere uomo. Ma noi sapevamo chi era veramente, sapevamo perfettamente chi avevamo davanti e quanto la mano di Dio era stata benevola nei nostri confronti. Tutto quello che faceva e diceva era lontano dal nostro modo di pensare, comprendere e agire…Lui, che parlava e insegnava attraverso parabole affinché il suo linguaggio e il suo messaggio raggiungesse ogni singola persona della società ebraica: scribi, farisei, sadducei, pescatori, esattori delle tasse; uomini e donne. Tutti, nessuno escluso.

Prese nuovamente posto a tavola, in mezzo a noi. Riprendemmo la cena ma ad un certo punto disse qualcosa che ci turbò e ci allarmò molto: uno di noi lo avrebbe tradito di lì a poco. Ci guardammo tutti negli occhi, confusi per l’affermazione che era stata fatta. Non ci aspettavamo un traditore tra noi e non avevamo idea di chi poteva essere; chiedemmo e non ricevemmo risposta… apparentemente. Infatti, subito dopo si rivolse a Giuda, che stava vicino a lui e pronunciò queste parole: “Quello che devi fare, fallo presto”. Eravamo così intenti a cercare di capire chi fosse il traditore che non comprendemmo il significato di quella frase. Poco dopo, Giuda uscì dal cenacolo, in piena notte, e la sua partenza improvvisa e inaspettata ci inquietò.

Ripensando a tutta la scena, solo molto tempo dopo ci rendemmo conto di quanto ciechi e ottusi eravamo stati! Avremmo potuto fermarlo, avremmo potuto parlargli…avremmo potuto cambiare l’esito degli eventi così da avere ancora Gesù in mezzo a noi e potere godere un altro po’ della sua presenza, tanto preziosa quanto necessaria. In realtà, non avremmo potuto fare niente per cambiare il corso degli eventi, perché tutto era stato deciso da Dio e Lui lo aveva sempre saputo.

Subito dopo che Giuda uscì, infatti, parlò e ci disse queste parole:

«Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito».

Potete immaginare quanto difficile da capire poteva apparirci il suo discorso. Parlava di “gloria”. Una gloria che passava dal Figlio dell’uomo e arrivava a Dio e che a sua volta da Dio andava verso il figlio. Era un intreccio di parole, di frasi, era come se Padre e figlio fossero un’unica cosa. Il perché di questa gloria ci fu chiaro alcuni giorni dopo. La sua gloria non risiedeva in grandi imprese o gesta clamorose, no, niente di tutto questo; arrivava da altro e si era manifestata nel momento in cui Giuda decise di uscire fuori dal cenacolo. La sua gloria derivava dall’amore estremo e generoso per tutti gli uomini! Questo suo amore lo aveva portato ad offrirsi anche a coloro che lo avrebbero tradito e abbandonato, accettando pure la morte. Gesù aveva sempre saputo del tradimento di Giuda e nonostante tutto lo scelse come suo discepolo, nonostante tutto continuò ad amarlo e a farlo sentire amato!

L’amore! Gesù, amando il padre, aveva compiuto la sua volontà amandoci! E facendolo anche il padre era stato glorificato e lui non avrebbe mancato nel glorificarlo a sua volta.

Riprese poi a parlare e il suo tono di voce cambiò, era profondo, amorevole ma diretto. Le sue parole rispecchiarono la consapevolezza di chi sa che il suo tempo era giunto e che qualcosa sarebbe accaduta in breve tempo. Quindi, aggiunse:

«Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Quelle parole riecheggiarono nelle nostre orecchie non come un’imposizione o un ordine, ma come un fresco e nuovo invito a vivere la nostra vita in maniera completamente diversa da come l’avevamo vissuta fino ad allora! Vedete, nella Legge esisteva già un comandamento: Amatevi gli uni gli altri.  Gesù aveva aggiunto qualcosa, lo aveva arricchito… dovevamo amare come lui aveva amato noi, incondizionatamente!

Questa novità ci spaventò tanto, perché come potevamo amare noi in modo così gratuito, reciproco e fraterno anche coloro che non avevano mai conosciuto l’amore e si erano rinchiusi nelle loro convinzioni e pregiudizi, senza guardarsi intorno, ma pensando solo a sé stessi, senza accorgersi di quanta bellezza e quanta grazia avevano ricevuto? Con quale forza saremmo riusciti ad amare i nostri nemici? Come perdonarli?

Eppure, in quello stesso istante in cui i pensieri e le domande facevano irruzione nelle nostre menti, una nuova inaspettata consapevolezza li placò. Capimmo che quello a cui eravamo stati chiamati, in fondo, era proprio questo: trasmettere l’amore che Lui aveva dato a tutti noi.

 Gesù ci stava lasciando il suo piccolo ma preziosissimo testamento.

Dal Vangelo secondo Giovanni
 Gv 13,31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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