In fondo il nostro passato è stato meraviglioso

Quando penso alle cose belle del mio passato trovo un senso di conforto, ma mi sembra di trovare una pace momentanea dalle sensazioni che percepisco nel presente. E penso: che cosa c’è di così speciale in quei ricordi che mi fa stare bene? Penso alla mia infanzia e mi vengono in mente: l’impegno della mia famiglia che mi ha fatto crescere in un ambiente sereno, la gioia dei miei amici che hanno reso i miei pomeriggi stimolanti, gli insegnanti che mi hanno trasmesso sia le nozioni della lingua, della matematica, della geografia ma anche, e soprattutto, l’importanza di trovare un posto attivo nella società.

Poi penso al periodo dell’adolescenza: alle prime difficoltà e i primi “confronti” con chi mi sfidava a fare cose nuove, a mettermi in gioco, a prendermi carico di piccole responsabilità, a diventare una persona aperta al mondo esterno.

Mi rendo conto che quelle esperienze non erano frutto della mia volontà, ma di quella delle persone che hanno fatto in modo che io potessi vivere quei bei momenti. Quei ricordi non sono una “bolla” all’interno della quale rifugiarmi, non sono un’oasi di serenità isolata: essi rappresentano un’eredità, un punto di partenza solido, uno stimolo a fare la mia parte nel presente.

Il passato è più vicino di quanto possiamo pensare

Sentiamo spesso dire la frase “il passato è passato, non pensarci più”; ma siamo d’accordo? E’ vero, spesso quando pensiamo al passato ci concentriamo principalmente sui nostri errori, alle cose cui vorremmo porre rimedio, alle delusioni inflitte e subite. Spesso voltarci e guardare indietro nel tempo comporta sofferenza, fatica, dolore; vediamo tante ingiustizie e ci chiediamo spesso il perché. Dunque dimenticare, far finta che nulla sia mai accaduto, vivere in superficie e non cercare di comprendere ciò che ci ha feriti e delusi è molto più semplice.

Inoltre guardiamo spesso al passato come un’occasione persa e mai sfruttata; ma se abbiamo il coraggio di ricordare veramente, ci renderemo conto che il nostro passato è si costellato da un’infinità di delusioni ed amarezze, ma che dietro vi è anche un senso di felicità e gratitudine mai ascoltata fino in fondo. Dentro al passato vi dimora tutto, anche, e soprattutto i momenti belli che diamo per scontati.

Seneca e il tempo

Seneca osava dire: “In tre tempi si divide la vita: nel presente, passato e futuro. Di questi, il presente è brevissimo; il futuro, dubbioso: il passato, certo.” Definiva dunque in passato una certezza. Certezza perché è la base solida sulla quale poggiamo i nostri piedi, sulla piattaforma su cui ci reggiamo in piedi. Ecco perché il Gesù sosteneva che alla persona alla quale vengono lavati i piedi, non serve che gli si venga lavato che i piedi ed è già tutto mondo; Gesù sceglie i piedi proprio perché sotto la pianta dei piedi vi è interamente il nostro passato, e vi è archiviata la strada che si è fatto fino ad essere ciò che siamo oggi. Nella pianta dei piedi ci sono incise le nostre sconfitte, quali pozzanghere abbiamo affrontato, che sentieri faticosi abbiamo percorso e quanta erba fresca abbiamo calpestato. Il passato è il simbolo di tutto quello che percorriamo nella nostra vita, e lavare la pianta dei piedi significa liberarsi di tutta quella terra, molto spesso fatta di dolore, che ci è rimasta attaccata addosso.

Il nostro passato da riscoprire

Se dunque in Signore ama il nostro passato, perché noi dovremmo essere più meschini? È certo che, in fondo, vedendo queste immagini, stiamo guardando al nostro passato con aria nostalgica. Ogni foto, momento, video che si propone, noi percepiamo quel senso di gioia, di felicità che non è altro che: “In fondo il nostro passato è stato meraviglioso”.

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