Presente. Passato. Futuro.

PRESENTE

Gerusalemme, 33 d.C.

Anche oggi mi sono risvegliato tra queste mura fresche nonostante il sole, fuori dalla finestra, sembra che picchi senza fare sconti a niente e a nessuno. Anche stamattina ho aperto gli occhi in compagnia dei miei fratelli apostoli e Maria, ormai chiusi da settimane in questa casa che sembra però non essere più spaziosa come prima. C’è spazio per i corpi ma non per i pensieri che attraversano pesanti questi spazi senza trovare un punto di sfogo e di pace. Da quanti giorni ormai siamo qui? 40? 50? Ormai ho perso anche il conto. Anzi, non saprei neanche il perché dovrei contare. Gesù è asceso al Cielo promettendoci che non ci lascerà mai soli, eppure siamo qui da decine di giorni abbandonati a noi stessi, senza sapere cosa ci aspetta e cosa ci chiama.

Abbiamo paura.

Siamo soli.

C’è un clima di insicurezza che si respira tra queste stanze. Eppure si percepisce che, in fondo in fondo, ognuno di noi ha ancora un po’ di speranza che è rimasta aggrappata alle promesse che Gesù ci ha fatto quando era accanto a noi.  

Non mi do pace nel pensare a come sia possibile ora trovarci in questa situazione, soli, impauriti, smarriti, dopo tutto ciò che abbiamo vissuto e ascoltato dal Signore. Eravamo accanto a Lui durante i suoi miracoli, abbiamo toccato le ferite della croce del suo costato e dei suoi polsi, lo abbiamo visto morire e risorgere. Abbiamo conosciuto il vero Amore. E ora siamo qui rinchiusi per paura del mondo, per la paura di affrontare le grandi conseguenze che il cambiamento di logica annunciato da Gesù, da logica dell’individualità a logica dell’amore, ha portato in Giudea e in tutto il mondo. Se usciamo, cosa ci faranno? Dove ci porteranno?

Ma la domanda che ci tormenta di più è: noi, cosa siamo chiamati a fare?

PASSATO

Poco prima di addormentarmi per riposare un po’, mi sono messo a guardare il soffitto scandito da scure travi lignee che contrastano con il chiaro colore della superficie delle mura.

Troppi pensieri e ricordi vagavano nella mia mente e non mi rendevano tranquillo…

Non poteva finire così. Mancava qualcosa. Ma era davvero finita? Perdendomi nella neutralità dei colori dell’ambiente, ho cercato di ricordare le ultime parole che Gesù ci aveva detto prima di ritornare al Padre. Ora che ci ripenso, aveva parlato dell’amore e di un Paraclito. Mi pare avesse detto “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. Mi sono soffermato sulla prima frase, e ho trovato strana la sua struttura “se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Dunque non i comandamenti, ma l’amore è il presupposto di tutto. Il rispetto dei comandamenti è una diretta e naturale conseguenza dell’amore, non il metro di misura.

Amare il Signore. Amare i fratelli. Amare il prossimo. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Ha continuato poi Gesù: “E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. Un altro Paraclito, cioè difensore e soccorritore. “Un altro” perché Gesù lo è stato per primo per noi: un salvatore di anime, difensore degli umili. Dio è con noi sempre, nel nostro passato, nel nostro presente e nel nostro futuro. Adesso ci sentiamo soli e abbandonati a noi stessi, ma Gesù ci ha fatto una promessa, e la rispetterà. Forse siamo noi che non abbiamo ancora aperto veramente gli occhi del cuore al grande messaggio di salvezza che ogni giorno Gesù, in mezzo a noi, aveva rivitalizzato. Lui è l’Emmanuel. Per sempre.

Ricordo poi che alla fine dello stesso discorso il Signore ci ha confidato: “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Gesù ha di nuovo confermato la Sua promessa di non lasciarci soli, lo ha ripetuto di nuovo. Perché non abbiamo impresso da subito nel nostro cuore e nella nostra anima quelle parole pronunciate in quel giorno? Perché fatichiamo a ricordare il grande spirito di amore, carità e misericordia con cui abbiamo vissuto per molto tempo? Perché siamo qui rinchiusi in casa a rattristirci e ad aspettare qualcosa? Cosa, un segno? Abbiamo già una Parola, una promessa che dobbiamo ricordare.

Perché ciò è stato e non può essere di nuovo?

Dio è con noi… Di cosa abbiamo ancora paura?

FUTURO

Continuo a fissare il soffitto travolto da queste voci, immagini, ricordi. Ripenso a quei momenti, e sì, sento che mi mancano. Mi manca la possibilità di imparare accanto a Lui, mi manca quella continua sensazione di aver finalmente capito, per poi rendermi conto di essere ogni volta sulla strada sbagliata. Mi manca la possibilità di fare domande al Signore e sentire la sua risposta sempre paziente nonostante avesse già ripetuto più volte gli stessi discorsi.

Signore, dove sei? Signore, che cosa dobbiamo fare? 

Mi alzo di scatto, e mi dirigo di fretta nella silenziosa stanza in cui si trovano gli altri apostoli, e, irrompendo improvvisamente, dico loro:

“Ma il Paraclito, che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Fratelli! Questo ci ha detto il Signore prima che tornasse alla casa del Padre! E noi siamo qui rinchiusi, imprigionati dalla paura, senza far risuonare in noi questa promessa? Non ci ricordiamo delle giornate passate con Gesù e delle sue opere di amore, carità e misericordia? Non ci ricordiamo delle promesse che ci ha fatto? Noi spesso non abbiamo capito cosa Lui intendesse con quelle parole, ma una cosa è certa: Lui non ci ha mai delusi, è andato sempre oltre le nostre aspettative e oltre ciò che meritavamo.

Perché pensiamo che i nostri ricordi siano solo situazioni del passato? Non è forse dall’intensità di queste memorie che abbiamo vissuto sulla nostra pelle che traiamo la forza, il coraggio e la propositività di attuare la Parola del Signore anche oggi, qui? Cristo non ci lascerà soli neanche questa volta perché farà discendere lo Spirito Santo su di noi, il quale ci insegnerà ciò che non abbiamo ancora imparato e ci ricorderà tutto ciò che non abbiamo ancora compreso e interiorizzato. Ci sarà ancora con noi un Paraclito che ci difenderà dal male di chi non ha ancora accolto la Sua Parola. Dio è con noi! Lo era prima, lo è oggi e lo sarà per sempre. Non dobbiamo rimanere male per il male che incontreremo lungo la nostra strada, ma saperlo affrontare con il bene che ci viene da Chi ha deciso di non lasciarci soli nelle nostre esperienze. Lo Spirito Santo ci ricorderà di amare come ci ha amato Cristo e verrà in aiuto alle nostre debolezze!”

Li avevo scossi con queste parole perché per diversi secondi nell’aria ha dominato il silenzio. Ma questa era la cosa importante: è nel silenzio che ci ritornano in mente i ricordi dei momenti di gioia del passato. Essi sono stati reali e quindi di nuovo possibili, basta riassaporarne l’intensità.

Qualcosa si stava muovendo in noi.        

Qualcosa si stava muovendo anche dal Cielo.

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

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