Viaggio in Terrasanta

Sapevo che non era un viaggio qualunque, sapevo che non era un semplice momento di svago dalla frenesia del mio quotidiano, sapevo che non era un semplice cospargersi di energia per un nuovo inverno ricco della tenera umidità pavese… Sapevo che era il viaggio che avrebbe permesso la svolta all’ordinario delle mie giornate…

Ecco che penso che fare memoria di quanto ho avuto la grazia di vivere sia la migliore scelta per poter condividere la bellezza che un viaggio può farti assaporare e porre indirettamente interrogativi per dare un sapore diverso alle proprie giornate, o meglio, alle singole azioni.

Un viaggio vissuto in compagnia

Ed eccomi qui che con la mia cara sorella Laura (aggiuntasi per “strane dinamiche” giusto una settimana prima che arrivasse la data di partenza) mi sono trovato col cuore che scalpitava nell’aeroporto di Lamezia Terme. Paure, dubbi, timori non sono mancati, ma la voglia in entrambi era tale che nulla poteva ormai frenare l’ultimo “check-in” prima di decollare!
Arrivati a Roma, che era luogo di incontro con l’intero gruppo, abbiamo ritrovato con gli altri fin da subitola splendida sintonia che già si era formata nel week end di preparazione, effettuato a giugno a Roma.

Il potere dello sguardo

Ho ritrovato il mio caro Andrea, fratello e compagno di fraternità pavese, e tutti gli altri ragazzi che avevano lasciato qualcosa di particolare nel mio cuore: mi soffermo soprattutto nei loro sguardi perché da sempre sono ciò che mi colpisce di una persona e dà una scossa alla mia vita, come se fossero in grado di far scattare in me un nuovo modo di leggere la mia stessa vita. Non so cosa mi accade esattamente, ma è come se imparassi a riconoscere me stesso grazie agli occhi dell’altro, un po’ come la splendida immagine che Mel Gibson in “ The Passion” ha voluto rimarcare nella scena della famosa rinnegazione di Pietro. Ebbene sì, proprio in uno sguardo colgo la Salvezza, quella Salvezza che ha posto Gesù nella vita di Pietro dopo che quel “gallo cantò” e che è stata una rinascita e un gratuito perdono per l’amato apostolo.

Mente e corpo nella Terra di Gesù

Visitare il santuario di S.Pietro in Gallicantu è stata una bella occasione di rilettura della mia storia e della mia capacità di accogliere lo sguardo di perdono che il Signore in ogni momento offre con passione ed amore verso la mia vita. Terra Santa è terra di Salvezza, terra che fa da quinto Vangelo per noi cristiani, ma direi anche per l’intera umanità; è l’unico luogo in cui riesci a trovare nella geografia stessa la prima teologia: colline, depressioni (fino a 400 m sotto il livello del mare), montagne, mari, laghi ed un favoloso deserto. Vivere la Terra Santa significa immergersi con tutti e cinque i sensi in questa geografia di salvezza per poter sperimentare appieno questo bellissimo incontro con il Padre in noi stessi.

La voce del deserto

Dopo il contatto col deserto, tante erano le domande:
Quale arsura prima di tutto vivo nella mia vita e che asciuga le mie giornate?
Cosa invece risulta oasi di ristoro nel mio quotidiano e soprattutto come ne faccio uso? Quale equilibrio riesco a trovare nel conflitto interiore che si instaura nel mio “Io” a proposito di rispetto e misericordia contrapposti a potere e forza, che potrebbero attentare la santità della quotidianità a cui tutti siamo chiamati?

Una chiamata a cui rispondere

Imparare a conoscere la storia del Re Saul e del Re Davide mi ha permesso di comprendere meglio come una storia di salvezza possa interessare anche il più spietato fra gli uomini, purché in quest’ultimo si possa leggere quel “ritorno a Dio” che salva indipendentemente da quel che abbiamo commesso. Ciò tuttavia implica al contempo un nostro lasciarci amare per come siamo. Mi viene in mente a questo riguardo il paralitico della piscina probatica di Betzaetà (che non a caso significa “casa della misericordia”) che amava vestire “l’abito da vittima” piuttosto che immergersi nella piscina dall’acqua terapeutica. Noi vogliamo guarire? E’ semplicemente questa la domanda che forse dovremmo porci.

Come ai tempi di Gesù

È proprio vero che in ogni luogo ritrovi la bellezza di poter guardare con i tuoi occhi le stesse meraviglie che Gesù osservava con i suoi: mi sono venuti brividi nell’osservare la favolosa alba sul Lago di Galilea (avevamo preso l’abitudine ormai di mettere la sveglia alle 05.55), così come il Monte degli Ulivi dell’intera Gerusalemme. Insomma, tutto ti richiedeva capacità di ascolto per poter fare verità sulla tua vita!

I segni del cammino

E’ bene leggere i segni che passano nella nostra vita, ma non è facile, perché questo richiede tempi lunghi ma non infiniti, che pertanto pretendono la giusta attenzione se vogliamo cogliere la corretta interpretazione. Per una corretta lettura della nostra storia non possiamo limitarci a considerare ciò che incontriamo nel cammino come dei semplici “spot” dal significato apparentemente ignoto ma come opportunità che vanno colte e accolte dalla nostra volontà. Un consiglio che condividerei con voi per interpretare la nostra storia è quello innanzitutto di ricorrere alla preghiera, pura fonte di Verità, seguita poi da un cammino di direzione spirituale che ci aiuta a non perdere la giusta direzione nella nostra vita.

Impariamo a leggere allora gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni, certezze e dubbi e, perché no, anche le lacrime che potremmo versare (ricordandoci che anche Gesù ha pianto, come scritto nel Vangelo che ricorda la morte di Lazzaro e l’agonia del Getsemani), imparando che è necessario “abitarle” per poter vivere la Libertà: una completa adesione alla figliolanza del Padre che,anche nell’agonia, non si fa mai distante ma si china in ogni momento verso di noi.

Gerusalemme, oggi

Vorrei proporvi un’ultima riflessione su quella che oggi è la situazione politica che abita ahimè in questi luoghi. Ho visto un mondo che la TV e i media osano nascondere nella loro interezza mostrandoci solo brevi immagini al di fuori del loro contesto e privandoci della possibilità di avere una chiara visione delle varie realtà vissute dalla popolazione locale in un 2020 ormai vicino.

Ho visto uomini che ancora vivono nella completa povertà, muri che separano uomini senza dare la possibilità di far brillare la bellezza di vivere da “uguali” e non “diversi” in un mondo politico che continua a separare, tutto per un dio denaro che vuole dominare come separatore dei popoli e che spesso viene lasciato fare nel suo intento mentre noi restiamo a guardare.

Preghiera

La Preghiera che rivolgo al Signore è proprio a favore della creazione di ponti nelle piccole realtà che quotidianamente ci vengono presentate. È vero che io, da solo, non posso risolvere la questione israelo – palestinese, ma è nelle esperienze che ogni giorno anche involontariamente vivo (a lavoro, sul bus, in aereo, a lezione o in palestra) che posso chiedere al Signore la possibilità di insegnarmi a vivere nel mondo come un fratello e non come rivale, come un custode e non come dententore di un possesso.


Pace e Bene, cari fratelli e sorelle!

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