Quella voce sapeva di verità

Mi piaceva particolarmente quel periodo dell’anno. L’aria fresca e il vento leggero portavano le voci di chi si apprestava a festeggiare khanukàh, la Festa delle Luci. Era una grande festa per tutti a Gerusalemme, dove secoli prima, Giuda Maccabeo e i suoi fratelli avevano guidato e vinto la rivolta contro i greci, conquistando nuovamente il Tempio, spogliandolo delle statue pagane e consacrandolo di nuovo al nostro Dio.

Quello stesso Tempio si riempiva di luci, di tante luci che ricordavano quell’antico candelabro che era stato acceso e che per otto giorni aveva resistito con una sola dose di olio d’oliva puro, mentre il mio stesso popolo ne produceva dell’altro per evitare che quella fiamma del Tempio si estinguesse.

Tutti avevano posto davanti alle loro case delle lampade e le luci si erano presto diffuse in tutta la città. In un attimo di silenzio, sembrava che tutta Gerusalemme si fosse trasformata in quel tempio: bastava un secondo per sentire bambini in festa che si meravigliavano per quello spettacolo, anziani che chiacchieravano di come i padri dei padri dei loro padri si erano battuti per riconquistare quel luogo sacro. Dalla loro voce e dalle loro parole potevi sentire quanto fossero fieri di far parte di un popolo che aveva combattuto per il suo Dio. Da un punto lontano si sentiva una voce bisbigliare le benedizioni tipiche di quei giorni: “Barukh atah Adonai, Elohienu melekh ha’olam, asher quiddeshanu b’mitzvotav…

Un’inquietudine insolita

Assaporai ancora un po’ quei suoni che sembravano provenire da ogni angolo del Tempio e mi diressi altrove, verso il portico di Salomone. Il colonnato coperto di quel posto lo rendeva il luogo ideale perché la gente si radunasse. Quando arrivai, c’era davvero tanta gente, accalcata attorno a un unico punto. Mi chiesi che cosa stesse succedendo ma non riuscivo a vedere. La gente era davvero troppa e sembrava non avesse alcuna intenzione di muoversi da lì, neanche per un istante. Sentivo sussurrare alcuni uomini. Da quel filo di voce, tuttavia, traspariva inquietudine. Un’inquietudine insolita, quasi come se l’intero mondo potesse cambiare da un momento all’altro.

Il brusio si fece sempre più forte fino a che non sentii un colpo di tosse, qualcuno che si schiariva la voce. Era piuttosto lontano da me, quindi feci appello a tutta la mia concentrazione per capire che cosa stesse dicendo.

«Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso?» disse un uomo. Non riuscivo a vederlo ma sapevo che davvero il suo animo era… sospeso. La voce accennava un tremore, era instabile, così com’era instabile il suo animo. Voleva una risposta a quella sua domanda. Ma al tempo stesso, aveva paura di ciò che avrebbe ascoltato.

Dillo a noi apertamente

Si schiarì ancora la voce, ma questa volta, passò più tempo, prima che parlasse. Avvertii addirittura il momento in cui buttò giù la saliva, quasi un tonfo sordo mentre lasciava cadere le mani lungo i fianchi e le nocche schioccare quando si afferrò il lembo del vestito.

«Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Calò il silenzio. Tutti avevano nel cuore quella stessa domanda e tutti rimasero lì in attesa. Sembrava che nessuno riuscisse a respirare, come se l’aria si fosse fermata, tutto si fosse in un secondo assestato, fermato. Fu il suono del vento tra le vesti di quegli uomini a riportarmi alla realtà. E la sua voce.

«Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete perché non siete mie pecore.»

Notai incredibilmente che non c’era tremore in quella voce. Aveva un suono profondo, tanto caldo da contrastare l’aria pungente che spirava dal cielo semicoperto. Il suo animo non era sospeso. Come se questo non fosse già abbastanza, la sua voce diventò ancora più penetrante. Tanto diretta quanto amorevole. Per un attimo sentii come se tutto il Tempio si fosse ammutolito, come se la sua voce fosse capace di risuonare ovunque, in ogni angolo di quel luogo.

Il suo animo non era sospeso

«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono», disse. «Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola»

La forza e al tempo stesso la dolcezza di quelle parole sembrarono invadere l’animo dei presenti, ma il suono dei grugniti e dei passi tronfi di molti di loro non parevano aver accolto ciò che quell’uomo diceva. Mi allontanai di qualche passo: come poteva quell’uomo dirsi una cosa sola con il Padre? Chi poteva pronunciare una simile bestemmia?

Eppure, la sua voce… quella voce che era stata capace di mettere a tacere il Tempio… quella voce sapeva di verità. Il suo animo non era sospeso.


Dal Vangelo di Giovanni (Gv 10, 27-30)

22 Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno. 23 Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. 24 Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». 25 Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; 26 ma voi non credete, perché non siete mie pecore. 

27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28 Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 30 Io e il Padre siamo una cosa sola».

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